Rassegna storica del Risorgimento
DE RISO EUGENIO ; EMIGRAZIONE POLITICA ; CALABRIA
anno
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1954
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607
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Emigrazione politica di Calabresi Il m.se Eugenio de Riso 607
ed appassionato che rivela le sventure della sua patria.. Era commovente sentirlo favellare dei mali della sua patria; e quasi dolevasi degl'inglesi, che preoccupati delle cose commerciali poco attendevano a* tristi casi d'Italia. Tanto io che il maggior generale Carmichacl, e quanti amici qui si aveva,... quasi rimproveriamo a noi stessi il nostro carattere freddo... non mostrandoci pronti, per quanto era in noi, a far cessare i mali della sua patria da lui sì vivamente dipinti.
Ma quell'esistenza forzata, appesantita da quel clima così diverso da quello solare della Calabria natia, in quel particolare stato psicologico e le veglie per gli studi, lentamente aggredivano la già malferma salute, la quale ebbe un peggioramento dopo la notizia dell'inaspettata pace di Villafranca. Allora si manifestarono i sintomi del male che lo minava; corse ai bagni marini. Gli vennero i primi sputi di sangue; interruppe la cura, e per un mese abbondante rimase a letto.
Un polmone era leso: i medici allora gli consigliarono Paria dolce d'Italia; ed il grande ammalato nel novembre del 1859 riprese la via della Patria. Lo salutavano quegli stessi amici che ne avevano di più ammirata la fede patriottica, e che perciò gli auguravano vivamente che potesse tornare tra loro a rappresentare ufficialmente la sua Patria.
Dapprima a Genova, poi a Pisa assistito dal fratello Ippolito, accorso presso di lui, cercò di riguadagnare la salute. Ma a danneggiarlo furono anche quegli avvenimenti che gli costarono speranze e sacrifici: quando, infatti, seppe dello sbarco a Marsala, tali furono la commozione e l'emozione che, dopo quasi otto mesi, ricomparve l'attacco emottoico. Da Pisa a Livorno, all'inseguimento di una miglioria, nel luglio del 1860 mosse per Napoli ed indi per Catanzaro ove rientrò, dopo tredici anni, il 30 settembre 1860. Giusto in tempo per assistere, da spettatore, e non come aveva sognato, al trionfo dei vecchi principi. Dovette, perciò, mandare il suo voto per il plebiscito, e la notizia del successo e quella della conseguente festa gli arrivarono pochi istanti prima che tra le braccia della madre, cui chiedeva perdono per i tanti triboli fattile patire, passava all'eternità della storia lasciando questa terra.
Era il 30 di novembre del 1860!
Né quello tu l'ultimo dolore dell'afflitta famiglia: una sua sorella, consacrata a Dio, ebbe la vita schiantata alla notizia della morte del fratello propria nel momento in cui il suo sogno si compiva, e pochi giorni dopo ne moriva.
Ma ehi profondamente e dolorosamente visse le sofferenze del patriota, fu la madre. Forte del suo amore, piegata nella preghiera fu sempre col cuore vicina all'esule. Mentre questi si trovava a Parigi lo sollecitò ad unirsi alle sue preghiere scrìvendone una che ella avrebbe recitata ogni giorno per ottenere da Dio la fine dei loro dolori.J) Ma se quelli del patriota finirono presto con la vita, quelli della madre furono di più lunga durata. Inconsolabile, il 26 dicembre del 1861, faceva ricorso al Parlamento Nazionale contro l'ex Intendente della provincia Francesco Galdi, nel quale ella ravvisava il re-
1) Fu poi data alle stampe con questo titolo: Alla Vergine aV Solfo dolori / Preghiera di madre afflitta per Eugenio De Riso, Catanzaro, Tip. del Pitagora, 1870.