Rassegna storica del Risorgimento

ARRIVABENE GIOVANNI
anno <1954>   pagina <609>
immagine non disponibile

GIOVANNI ARRIVABENE CONSIGLIERE PROVINCIALE PER IL BRASANTE
Nella primavera del 1827, Giovanni Arrivacene che, dopo la sua fuga dall'Italia, era vissuto per quattro anni in Inghilterra e per pochi mesi in Parigi, accettava l'invito che gli Arconati rivolgevano in quel tempo a tutti gli esuli di rilievo, quello cioè di prendere dimora presso di loro nel castello di Gaesbeek. " L'antico maniero, sito a tre leghe da Bruxelles, sede di una signoria che risaliva al 1236, era diventato, per eredità, proprietà degli Arconati nel 1796. 2) Peppino e Gostanza incominciavano a fare di questo piccolo paese di campagna nelle cosidette Ardenne fiamminghe, a qual­che chilometro dall'eremo prescelto da Giovanni Breughel negli ultimi anni della sua vita una specie di haut-lieu della cultura europea. Attorno agli ospiti si aggiravano, nel 1829, Manetta Trotti, sorella di Costanza, Gia­cinto Provana di Collegno, che doveva sposare più tardi Margherita Ghita Trotti, Claude Fauriel, Giovanni Berchet. Ogni tanto capitava qualche visi­tatore di passaggio: il giovine avvocato di Lovanio, Van de Weyer che avrebbe fatto una carriera brillante nella politica e nella diplomazia, faceva a piedi il viaggio di andata e ritorno da Bruxelles a Gaesbeek per trascor­rere alcune ore nel castello. L'incontro di Arrivàbene con questo giovane di origine modesta ma assetato di conoscenze, specie di filosofia, non sarà senza importanza, anche per ciò che c'interessa.
Come passava la vita a Gaesbeek? Ce lo dice esplicitamente il Fauriel in una lettera a Mary Clarke. Tutti lavoravano con alacrità: je suis telle-ment absorbé et domine par mon travail principal que je n'ai presque plus la capacité de m'en distrarre sans me faire une sorte de violence pénible. Je suis sur cependant que plus ou moins, je m'occuperai aussi de votre livre. Mme Arconati m'a promis de le copier; mais elle a commencé à copier celui d'Arrivabene, et il faut qu'elle l'ait fini avant d'en commencer un autre. 3)
Qual era il libro di Arrivàbene che la marchesa si dava la briga di co­piare? Ce lo rivela il Berchet nella sua famosa lettera del 7 luglio 1829 a Costanza Arconati, in cui, proprio a proposito di Arrivàbene, espone la sua opinione sul metodo delle traduzioni: A proposito di Arrivàbene, mi sor­prende la deliberata pazienza con cui ella trascrive il manoscritto di lui. Ma mi sorprende ancora più la facile coscienza dell'autore (e Io sappia pure anche egli) la quale permette di rinunciare cosi al miglior mezzo di correg­gere le cose proprie. Dico cosi perchè amo Arrivàbene e la fama sua, e per-
J) Ciò VANNI AHWVAIIENK, Memorie della mia vita, I, 1795-1859, Firenze, Barbera, 1880, p. 162.
2J S. v. F. VKWTEKBNS, La Stigliatine de Gaesbeek (1236-1795), Hekclgem, Abbaye
TAffligem, 1935.
3) 5. v. CoTfetpondanee de Fauriel et Mary Clarhe, ptihlico par OtLmar de Mohl, Paris. Plon, 1911, p. 297-298. Credo di poter datore questa lettera del 22 luglio 1829.