Rassegna storica del Risorgimento
AMERICA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1954
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pagina
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633
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VOCI D'ESULI DAL RIO DELLA PLATA
Scriveva Benedetto Croce ncU'ormai lontano 1912: Confesso che sono sempre vivamente attratto dalle vicende di quegli italiani che ebbero parte nei rivolgimenti accaduti tra la fine del secolo decimottavo e i primi decenni del seguente, e vennero sbalzati da una regione all'altra d'Italia o da un Paese all'altro d'Europa e perfino nel Nuovo Mondo e accumularono esperienze e nutrirono sentimenti, che, divulgati e irraggiati da essi con gli scritti e con la parola, trasformarono i vecchi italiani della decadenza negli italiani del Risorgimento. Le vite di quegli uomini seducono altresì la mia immaginazione con ciò che hanno di drammatico e sovente di romanzesco, e talvolta (a causa delle strane mutazioni politiche cui andarono soggetti) d'ironico. Un libro sugli esuli italiani è stato molte volte invocato, ma rimane ancora da fare. Vorrei raccomandare a chi si accingerà a farlo di rivolgere la sua attenzione, in modo particolare, sugli * uomini oscuri'.
Non abbiamo certo la pretesa di fare noi il libro sugli esuli invocato dal Croce, ma vorremmo limitarci a stendere alcune note sugli uomini oscuri, che, sbalestrati dagli avvenimenti politici italiani, ebbero modo di lasciare un'orma a volte profonda della loro attività nelle regioni del Piata. È convinzione generale, forse, che gli italiani abbiano dato un vasto apporto di braccia e di lavoro, dalla metà del secolo scorso in poi, ai nuovi Stati indipendenti del Sud America, ma non è probabilmente altrettanto noto che un limitato gruppo di intellettuali italiani, assai prima della forte corrente d'emigrazione verificatasi dopo l'unità politica della penisola, abbia dato all'Argentina e all'Uruguay l'apporto della loro cultura letteraria, storica, economica, critica e politica, sì da dover esser considerati veramente come divulgatori del pensiero e delle arti italiane in paesi lontanissimi e sottoposti prevalentemente all'influenza culturale francese. Ed è curioso il constatare che tutti furono degli esuli politici, i quali, costretti a lasciare il Mezzogiorno, e il Piemonte dopo i moti rivoluzionari del '21 e del '30-'34, trovarono rifugio in Argentina, dopo esser emigrati per una prima volta o in Isvizzera, o in Francia o in Inghilterra.
Durante la effimera presidenza di Bernardino Rivadavia in Argentina, presidenza che fu caratterizzata da un generoso quanto forse anacronistico impulso per adeguare le istituzioni politiche e culturali del giovane Stato indipendente e sovrano ai progressi e ai fermenti che si manifestavano in tutta Europa, dai diversi Stati italiani, scossi dai primi movimenti rivoluzionari risorgimentali, giunge a Buenos Aires uno scelto gruppo di intellettuali, chiamati e ingaggiati, prevalentemente, dal governo argentino stesso, che a mezzo dei suoi rappresentanti diplomatici in Europa, a Parigi e a Londra, cercava di attrarre nel nuovo mondo sudamericano personalità capaci di influire con la loro cultura e illustrazione ad elevare il tono della vita culturale da un lato e ad apportare il contributo delle idee nuove che in Europa nei prossimi decenni avrebbero avuto pratica affermazione sta nel campo più strettamente culturale, che in quello politico-sociale.