Rassegna storica del Risorgimento

AMERICA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <635>
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Voci (Fesuli dal Rio della Piata
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Jacopo Ortis. Nella rivista La Moda di Juan Bautieta Alberai si presenta per la prima volta al pubblico argentino Giuseppe Mazzini: nel periodico El Iniciador di Montevideo, diretto da Miguel Cane, si parlerà per la prima volta nell'America del Sud di Alessandro Manzoni e si tradurranno brani di Silvio Pellico. Pur con differenti caratteri e tendenze personali, tutti codesti giovani sono animati da un avido desiderio di apprendere, di abbeverarsi alle fonti della cultura europea, di agire preparati, di rendersi utili alla patria. Con tutte le deficenze dell'improvvisazione, della superficialità, della disor­dinata scelta e amalgamandone di tendenze diverse, affrettatamente assi­milate e mal digerite, non si può tuttavia negare a questa nuova generazione il merito indiscutibile di aver smosso l'inerte ambiente culturale e di aver immesso dell'aria nuova e intensa nella mentalità ancor semi-coloniale e retrograda della borghesia cittadina. Dopo la emigrazione a Montevideo dei due fratelli Varela, a ragione considerati come i maestri intellettuali dei più giovani, la nuova generazione si trovò praticamente senza guida, un po' disorientata, incapace di disciplinarsi da sola e di incamminarsi per sentieri sicuri e certi cui ciascuno di essi per carattere, tendenza, vocazione avrebbe dovuto rivolgersi. I tentativi infatti di organizzarsi in associazioni o circoli letterari non prosperarono: breve vita ebbe la Associazione di Studi Storici e Sociali, breve vita il Salón Literario, brevissima vita la Associación de Mayo de la Jóven Argentina, pochi mesi durò l'originale giornale La Moda, espressione curiosa e interessante della mentalità della nuova generazione .
H momento politico era davvero il meno favorevole per la prosperità di associazioni e riviste del genere. Juan Manuel de Rosas reggeva con mano durissima, le sorti della provincia di Buenos Aires, dopo lunghi periodi di semi anarchia. Ben presto gli interventi stranieri (Gran Bretagna e Francia) nelle beghe tra la Banda Orientale (l'Uruguay) e l'Argentina porranno la provincia di Buenos Aires sul piede di guerra. L'opposizione al governo tiran­nico del Rosas sarà costretta all'emigrazione ed anche in questo diverrà simile agli emigrati europei, costretti alla proscrizione dai moti libertari cui avevano partecipato. Ecco perchè l'atteggiamento della gioventù argentina potrà trovare analoghe forme di pensiero e di azione con i compromessi dei moti rivoluzionari italiani del 1820-21 e del 1834.
Ma l'influenza che su codesti giovani argentini esercitarono da un lato le-idee del romanticismo e dall'altra parte la prassi e l'azione rivoluzionaria intrapresa da uomini di cultura e studenti, da repubblicani e mazziniani, contro ogni aspetto di tirannide, contro la dominazione degli stranieri e in favore dell'unità nazionale e dell'indipendenza, venne certamente incremen­tata e approfondita dalla presenza viva e operante tra di loro di alcuni ele­menti, che, provenienti dall'Europa, si sarebbero ben presto amalgamati alla società nuova cui per destino si erano uniti.
Già all'epoca della presidenza del Rivadavia, l'abbiamo detto, arrivano a Buenos Aires, quasi contemporaneamente, il prof. Pietro Carta, torinese, condannato a morte per i moti studenteschi di Torino del 1821, e rifugiatosi in Francia prima e in Inghilterra poi. Il Carta fu chiamato dal Rivadavia all'insegnamento universitario della fìsica e della materia medica: fu lui a fondare e a organizzare il primo Gabinetto di fisica di Buenos Aires. Con lui giunse a Buenos Aires il Dr. Carlo Ferraris, pure piemontese, che, aiutante prima del Carta, si stabilirà definitivamente nella capitale del Piata come