Rassegna storica del Risorgimento
MARINA AUSTRIACA
anno
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1918
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pagina
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256
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260
G. Qonni
sirìaca di Lissa, dal piede di gitemi passarono a quello di pace; ma tutto dò non spiega il fatto, con tanta soUecftudfoe avvenuto, che l'ammiraglio di quella flotta dovesse cosi presto lasciarla e per allontanarsi tanto fino ad andare in paese straniero.
Cosi a Parigi, mentre la notizia della fucilazione dell' arciduca Massimiliano lo aveva immerso in una tristezza ancor più profonda di quanto già sentisse piagata l'anima sua, lo raggiunse un ordine, che d'un tratto gì'interrompeva quella tale licenza non stata chiesta e che gl'ingiungeva di far ritorno a Vienna. Qui si sentì dire ch'egli avrebhe dovuto, colla fregata ZVòi>ora, recarsi al Messico per trasportare in Austria la salma dello sciagurato imperatore Massimiliano, di queir arciduca che ai suoi bei tempi, quando era comandante generale dell' I. R. marina, lo aveva avuto quale ufficiale d'ordinanza.
Accolse Tegetthoff l'ordine di compire quella pietosa missione con animo commosso, riconoscente, - lo dichiarò a Francesco Giuseppe-, come se quest'ultimo tributo di devozione, cui era chiamato a dare al suo antico Comandante Generale, fosse la ricompensa unica ed insperata ormai, per quanto aveva egli fatto a favore di quella I. R. marina, dalla quale era stato crudamente allontanato.
Ma perchè era stato allontanato dalla flotta? Bisogna ritornare indietro d'un anno circa, al momento cioè in cui Tegetthoff sta per lasciare Fasana per andare a gettarsi su Lissa.
Sembrerà strano, ma pur è vero., il comandante dell' I. R, flotta non era tenuto al corrente degli awemmenti. Vienna non ci pensò ; non ci pensò neppure il quartiere generale dell'esercito, operante nel Vendilo, sotto il comando del quale la flotta era slata posta. Dell'azione diplomatica Tegetthoff ignorava completamente tutto; della situazione militare non aveva altro che una nozione molto generale, cioè, che l'esercito italiano s'avanzava sufi' Isonzo; perciò egli supponeva che la flotta italiana gli fosse a fianco, a costituirgli l'estrema ala destra. Ma telegrammi speditimi - scrive Tegetthoff nella sua relazione - dall' I. R. Comando generale di Zara il 19 luglio, annun-zìanti la continuazione del bombardamento di Lissa per parte della flotta -sarda l non mi lasciarono alcun dubbio cheS'tìentlco, con la
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H Tegetthoff chiama sardo lo navi del Persane perchè, per quanto il 18 febbraio 1861 si fosse Tinnito il primo Parlamento italiano e avesse in quella se-dnta proclamato Vittorio Emanuele HEod' Italia (legge volata dalla Camera il 26 febbraio, dal Senato rotata il 14 marzo, dal Be sanzionata il 17 medesimo marzo) l'Austria, nnlqa tea tó ubtortàe nel 1866, non aveva riconosciuto il nuovo Bugno d'Italia. Per essai arano sempre sarde le navi Italiano. Ostinato e sciocco attaccamento ad un passato tramontato per sempre e di cui II governo di Ytercna non sapeva ancora darsi paco.