Rassegna storica del Risorgimento
AMERICA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
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1954
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pagina
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640
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640 Ignazio Weiss
Questa la prima impressione che ebbe Mitre di Garibaldi. Lo vide una seconda e una terza volta e allora Garibaldi gli parla della sua patria, dei suoi sogni, dei suoi progetti. H suo linguaggio, osserva Mitre, era pieno di passione e di colore, rivelava un uomo istruito, con più sentimenti che idee. L'impressione che mi lasciò fu quella di una testa e di un cuore che non stavano in equilibrio, di un'anima preda del sacro fuoco, con tendenze alla megalomania e al sacrificio: fui convinto che era un vero eroe in carne ed ossa, con un ideale sublime, con teorie di libertà esagerate e mal digerite, ma che aveva in sé gli elementi per mettere in esecuzione cose grandi.
L'influenza dei proscritti italiani, tra i quali bisogna annoverare anche Gian Battista Cuneo, fu forse determinante nell'orientare la personalità di Mitre verso la cultura italiana. La generazione degli esuli italiani contribuì in forma notevole alla conoscenza e all'apprezzamento non solo degli avvenimenti politici ma anche della letteratura e delle arti della loro patria. Così come Giuseppe Mazzini e Gabriele Rossetti divulgano il culto all'opera di Dante a Londra, così come prima Ugo Foscolo, nel suo esilio, fu uno degli esegeti più cospicui della Divina Commedia, Gian Battista Cuneo a Monte-video, secondo la testimonianza di Miguel Cane figlio, fa apprezzare i classici italiani nell'ambiente giovanile di quella che Alessandro Dumas chiamerà la nuova Troia. La semente, come vedremo, non cadde senza dar frutto.
Abbiamo nominato più. volte Miguel Cane e converrà dirne ancora qualche parola per dimostrare quanto fu profondo l'influsso che gli esuli italiani esercitarono nell'ambiente di Montevideo tra gli emigrati argentini. Cane fonda a Montevideo il giornale El Iniciador. Dalla sua attiva collaborazione a questo periodico si sprigiona il suo amore per<c l'Italia degli artisti e dei politici, che incendiava le sue pagine con fuoco palpitante così egli si esprime. Tra i suoi vari articoli è opportuno mettere in rilievo quello dedicato ad Alessandro Manzoni, forse il primo accenno al Manzoni che si sia fatto in Sudamerica. Cane vede nel Manzoni l'uomo nuovo, rappresentativo del movimento progressista dell'intelligenza italiana; non sa catalogarlo né tra i classici, né tra i romantici: È uno spirito troppo alto per assoggettarsi a forme inopportune e puerili afferma. È troppo forte per non lasciarsi trascinare da un'epoca di insurrezione essenzialmente transitoria E un uomo che contempla piangendo il cuore trafitto della sua patria e non trema: segue il corso irresistibile delle cose, come ha seguito quello dei successi, conosce i gradi dell'educazione umana, vaticina l'avvenire felice che albeggia e predica il lavoro per un miglioramento, per il progresso. L'infiammata esaltazione di Cane per il Manzoni conclude auspicando per il suo paese degli uomini come il Manzoni: un uomo dice può essere il tema dell'avvenire di un popolo: un Manzoni lo sarebbe per il nostro.
Anche il Cane è amico di Cuneo e di Garibaldi. Giova ricordare quanto scrisse suo figlio, parlando di lui e rievocando ricordi famigliari. Amava l'Italia come un esule. Sapeva a memoria canti interi di Dante, del Tasso, dell'Ariosto ed i sonetti del Petrarca acquistavano una dolce e malinconica espressione al passare per le sue labbra. Jl movimento liberale, la risurrezione dell'Italia, che sollevasse la lapide delta restaurazione, lo entusiasmava. Conosceva a fondo le opere di quegli uomini generosi che come Silvio Pellico e Maronceììi stavano espiando il delitto di amor patrio nel fondo delle umide carceri dello