Rassegna storica del Risorgimento

AMERICA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <641>
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Voci d*<j.suU dal Rio della Piata
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Spielberg. Aveva in sé un che d'italiano* di appassionato, di veemente e di ira­scibile, capace di tutti gli impulsi immaginabili. Tra. le carte lasciate inedite, Cane figlio trova diversi quaderni di una traduzione dell'Assedio di Firenze del Guerrazzi, che amava pazzamente. Osserva acutamente che questo affetto per il celebre pubblicista livornese non proveniva soltanto dall'ardente simpatia per le sue idee liberali, ma era originato anche dal grande culto artistico della sua vita, dal suo splendido entusiasmo per Michelangelo, che il Guerrazzi difendeva contro il Sismondi. Recitava sempre i sonetti del Buo­narroti e credeva vedere i suoi marmi attraverso ai suoi versi: quando qualcuno, ritornando dall'Italia, non gli parlava con emozione del Davide o della Notte, ai suoi occhi non era altro che un imbecille.
:Nell,ambiente colto di Montevideo non mancava un altro elemento per ravvivare ancor più l'amore per il paese di Dante. H teatro d'opera ita­liano, le opere di Rossini, di Bellini, di Donizetti erano coltivate in quella epoca da un nutrito gruppo di artisti italiani e stranieri che facevano conoscere al pubblico di entrambe le città del Piata i capolavori della mu­sica italiana, al suo apice allora in tutto il mondo civile.
Per Miguel Cane l'Europa non è, come per la maggior parte dei sudame­ricani di allora, la Francia, ma l'Italia. Tant'è che quando decide, in seguito a vicissitudini familiari di cambiare ambiente, dopo un breve soggiorno in Francia, Miguel Cane giunge in Italia, nei primi giorni del 1848, in un momento cruciale della storia italiana, quando Roma applaudiva Pio IX e in Piemonte Carlo Alberto preparava la dichiarazione della prima guerra dell'indipendenza. È un vero peccato che dal suo primo soggiorno in Italia in un momento così interessante, Miguel Cane non ci abbia lasciato quasi nessuna traccia. In realtà il suo viaggio fu assai breve, perchè alla fine dello stesso anno era di ritorno a Montevideo. Ma un anno dopo ritorna in Italia: di questo viaggio sarà frutto un breve romanzo e alcuni appunti di viaggio, oltre ad un divertente quadro inedito intitolato L'Italia musicale, in cui racconta con un misto di piacere e di delusione le avventure che gli capita­rono a Genova e a Firenze, quando desiderava finalmente ascoltare la vera opera italiana.
H breve romanzo Esther, insignificante per valore artistico, offre l'oc­casione all'autore di descrivere non solo il paesaggio fiorentino, ma anche le più importanti collezioni d'arte della capitale toscana: approfitta l'autore per esternare ancora una volta il suo caldo amore e la sua comprensione per la cultura italiana, con tutto l'ardore della sua anima focosa. Il ro­manzetto rappresenta un elemento molto interessante dal punto di vista della storia della cultura: forse è la prima volta che il paesaggio, la vita, l'arte italiana entrano in una produzione letteraria argentina e vi entrano con tutti gli onori e visti con occhi pieni di amore e di intima comprensione.
Abbiamo accennato più sopra alla traduzione della Divina Commedia di Bartolomeo Mitre. Sarà utile, agli effetti della dimostrazione dell'influenza avuta dagli esuli italiani nella di/Fusione della cultura italiana nelle regioni del Piata, riportare il testo di una lettera elle il figlio di Miguel Cane, scrittore anche lui e autore di un famoso libretto di ricordi d'infanzia intitolato Ju-venilia, indirizzò a Bartolomeo Mitre, proprio in occasione della pubblica­zione del poema dantesco da lui tradotto. Così egli scriveva; Codesta sensa­zione delle cose italiane che risvegliarono in voi nella vostra lontana gioventù