Rassegna storica del Risorgimento

AMERICA ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno <1954>   pagina <642>
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642 Ignazio Weiss
i proscritti italiani Montevideo, l?ho avuta io pure per tradizione nella mia casa. Cuneo, pochi anni prima della sua morte., mi parlava di voi e di mio padre, di tutto il gruppo argentino che faceva brillare Montevideo nella notte del Piata. Cuneo voleva farmi recitare a memoria canti di Dante e sonetti del Petrarca, come li recitava mio padre, nel culto di quell'Italia che voialtri vede­vate allora triste e incatenata come la vostra proprio patria e che oggi vediamo con segreto dolore legata a triplici alleanze che ripugnano alla sua indole, alla sua storia e al suo destino (Cane scrive queste parole nel 1894). Non ri­cordo più quei canti, non potrei ripeterli, però ricordo sì che mio padre mi faceva leggere, quando ero bambino, episodi interi deW Ariosto e della Gerusalemme. E rimasto ancora nella mia memoria un sonetto del Petrarca che trascrivo per dare a voi il piacere di rileggerlo ed interrompere con questo raggio di luce il il tono grigio di queste righe scolorite e riscrive a memoria il sonetto Gli occhi di ch'io parlai sì caldamente, che Mitre nella sua risposta tradurrà in spa­gnolo e invierà al figlio del suo vecchio compagno di proscrizione, accompa­gnandolo con queste parole: La lettera sulla mia traduzione di Dante mi ha riportato all''epoca lontana in cui tentavo di decifrare il patriottico poema, che si è convertito in umano e divino, incoraggiato dagli esuli italiani che sogna­vano VItalia unita, presentita dal poeta, unitamente agli emigrati argentini che aspettavano, pieni di speranza, la libertà della loro patria. Allora leggevano e comprendevano i poeti italiani solo poche persone: il nostro maestro Fiorendo Varela e vostro padre Miguel Cane, il quale me li fece amare prima di com­prenderli, incoraggiandomi nei miei primi saggi letterari con una benevolenza, che mai dimenticherò.
La tradizione del culto alla letteratura e al pensiero italiano suscitata dagli esuli italiani nell'ambiente degli esiliati argentini si perpetuerà non solo nella figura principe della storia e della letteratura argentina, Bartolomeo Mitre, ma anche in molti altri letterati di epoca posteriore. Ma deve repu­tarsi merito degli esuli italiani della prima metà del secolo, dei vari de Angelis, Pellegrini, Carta, Ferraris, Mossotti, di Garibaldi e di Cuneo e di tanti altri meno noti o ignoti, se la cultura, la letteratura, l'arte, il pensiero italiano poterono influire nella formazione delle più recenti generazioni argentine.
IGNAZIO WEISS