Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
<
1954
>
pagina
<
645
>
Alfredo Comandini e la sua opera 11 Regno cFUrnberto 1 645
Che a questo primo volume dovesse, seguire un secondo (e di necessità anche un terzo) è facile arguirlo, poiché, come asserisce l'Autore stesso (pagina 83), egli voleva scrivere la storia di Ventanni di Regno, e giungere quindi al 1898.
E poiché già in copertina come abbiamo rilevato il titolo del libro è seguito dalla data 1878-1900, è altrettanto facile argomentare che la copertina veniva stampata dopo il regicidio di Monza, e che sorse allora l'intenzione di protrarre la narrazione per altri due anni, completando così la storia del periodo umbertino fino alla morte del re. Ma questo proposito fu senza dubbio di brevissima durata e lasciò, in un giorno che non sappiamo precisare, il posto a ben altra decisione, quella cioè di abbandonare il piano di lavoro futuro e peggio di distruggere ogni traccia del lavoro già compiuto.
Le circostanze di fatto die possiamo rilevare sono le seguenti: nell'estate del 1900 il tipografo Colombo Agostino di Milano (Piazza Castello 19 angolo .aria Minghetti) aveva già composto e stampato le prime 576 pagine del volume, nonché la copertina già da noi indicata e recante la data del 1900; altre pagine erano in quella stessa epoca già pronte in bozza e già corrette dall'Autore; improvvisamente il medesimo ordinò e personalmente si interessò perchè fosse distrutta ogni cosa, e cioè copie stampate, bozze e manoscritti.
Qui una domanda viene spontanea ed immediata: chi spinse Alfredo Comandini a quella draconiana sentenza ? Era o no la tragedia di Monza in rapporto con tale decisione ?
Si è pensato, allora e poi, che questo rapporto esistesse, ma la congettura in verità è una semplice congettura non è stata fino ad oggi convalidata da alcun argomento probativo. Si suppose da parte di chi non conosceva lo scritto dei Comandini che egli, ascoltando i sentimenti dell'animo suo nobilissimo, dubitasse che alcuno potesse trovare nelle pagine del volume una premessa o piuttosto una testimonianza di quel malcontento pubblico e di quel risentimento che forse aveva contribuito ad armare la mano di un regicida. O forse il Comandini, repubblicano austero, non fazioso, che del mazzi-nianesimo aveva fatto una religione, che ammirava in Aurelio Saffi l'interprete del pensiero del Maestro e l'esempio della probità politica, ebbe timore che si potesse trarre dalla sua storia de II Regno d'Umberto qualche frase o parola o pretesto per addossare ai repubblicani, sia pure di riflesso, una qualche responsabilità morale circa il delitto, universalmente deplorato, del 29 luglio.
Ma codeste ipotesi, che tentano di spiegare una decisione cosi repentina e così severa, rimangono a mio giudizio mere ipotesi, degne di menzione soltanto perchè sono state fatte, e perchè a dire il vero ogni altra ipotesi parrebbe, fino a questo momento, ancor meno consistente o addirittura impensabile.
Ma poi la lettura del volume non avvalora certamente le esposte congetture. Pur trattandosi, come è detto nel titolo, di un'opera di Storia e Crìtica e, in sostanza, di un lavoro polemico scritto, si badi, da un giornalista che era per natura e per arte un maestro della polemica, mai si incontra una parola che non sia di rispetto e di considerazione verso la persona di Umberto e verso l'officio da lui esercitato nella vita politica italiana.