Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <647>
immagine non disponibile

Alfredo Comandini e la sua opera // Regno d'Umberto 1 647
parziale del 23 maggio 1883 Baccarini e Zanardelli sostituiti da Cenala e da Giannuzzi-Savelli .
Seguono poi, mancanti di numerazione, ventun pagine di bozze (dalla lettera a alla v) di diversa misura, adattate al formato del libro (in 8) da chi ha curato la legatura e la conservazione del libro stesso. Su codeste pagine si notano le correzioni e le aggiunte di mano di Alfredo Comandini, quasi tutte in inchiostro neroviola: un'aggiunta con inchiostro diverso fa supporre che appartenesse a vecchi appunti trasportati poi e incollati sulla pagina in bozza.
Ma piuttosto è da rilevare che queste ultime pagine chiudono la narra zione all'anno 1883 (con il gran banchetto di Napoli del 25 novembre) e non al 1887, come è indicato nel sottotitolo del frontespizio. noi ci chie­diamo come la narrazione relativa ad altri quattro anni potesse essere inclusa in questo primo volume che già annovera 600 pagine ed è di grossa mole. Anzi questa constatazione ci suggerisce il dubbio che lo stesso Comandini fosse preoccupato proprio della eccessiva mole, che, contrariamente al pre­visto piano di lavoro, veniva assumendo l'opera sua, proprio come gli acca­deva in quello stesso torno di tempo a proposito della cronologia L'Italia nei cento anni.
Forse questa circostanza, così irritante per un uomo sovraccarico di lavoro, contribuì alla decisione di troncare una delle due opere e di sopprimere la minore, ossia il Regno <T Umberto?
* *
Ma, pur essendo così lacunoso e tronco, il volume del Comandini che tratta degli anni dal 1876 al 1883 è da considerare un'opera organicamente costruita, sostanzialmente completa e quindi pubblicabile. E vale la pena di andare oltre la semplice segnalazione, per compiere, in sede di Congresso, un sommario esame nei limiti di tempo consentiti*
Intanto qual'è il carattere di questa storia ?
Ce lo dice l'A. medesimo a p. 259, chiamando il suo un volume popo­lare, scritto all'infuori da ogni idea di partito o di scuola politica . Tale carattere viene confermato a p. 333 ed altrove, con l'evidente intenzione di rinnovare un avvertimento ai lettori e di dare giustificazione della facile maniera espositiva.
In verità, il termine popolare non va inteso in quel significato dete­riore che non di rado assume; il Comandini intende precisare le finalità edu­cative del libro, il quale vuole offrire un'obbiettiva conoscenza delle più recenti vicende storiche del popolo italiano, popolo a giudizio dell'A. così ricco di possibilità, ma anche così povero di tradizione e di educazione politica. Nel corso della narrazione egli rinnova frequentemente dichiarazioni in tal senso, e fa comprendere che in queste finalità educative è la funzione della democrazia. Quindi si dichiara apertamente un democratico, pur rifiutando di essere compreso fra quei professionisti della democrazia i quali è sua opinione sono preoccupati non dell'educazione del popolo, ma di abbindo­larlo con le loro arti demagogiche.
Quindi la storia del Comandini parla al popolo per illuminarlo con la pura e serena luce del vero.