Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <649>
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Al/redo Comandali e la sua opera XI Regno Umberto J 649
A. pagina 485 il Comandini scrive: Non è compito del nostro lavoro sin­tetico e critico entrare in minuziosi dettagli . Ma se non erriamo i det­tagli anche minuziosi, non mancano, e lo storico-giornalista non si è sempre sottratto alla loro seduzione. In realtà le esigenze di una sintesi, che era vera­mente nelle intenzioni, non hanno costretto l'A. a rinunciare al gusto dell'epi­sodio od anche del fatterello singolarmente espressivo e colorito, come non gli hanno vietato di soffermarsi talvolta nell'osservazione o di attardarsi nella acuta e minuta analisi.
Gli esempi di aneddotica sono numerosissimi; e pertanto la storia è qua e là una gustosa cronaca particolareggiata di cose di cui l'A. è a perfetta cono­scenza. Citiamo fra gli argomenti cosi trattati il matrimonio di Vittorio Ema­nuele con la contessa di Mirafiori, la discordia fra Garibaldi e la marchesa Raimondi, le polemiche per dare sepoltura all'Eroe, la non avvenuta conse-gna di onoreficenze al cardinale Massaia, e il rifiuto di Bettino Ricasoli ad indossare la divisa di ministro in occasione dell'arrivo di Vittorio Emanuele a Firenze, col dire che i Ricasoli non avevano mai indossato livree.
Con non minore precisione e vivacità sono narrate le circostanze che si riferiscono alla successione di Umberto I, successione veduta nel difficile ceri­moniale, nel suo aspetto parlamentare e politico, e nelle impressioni del paese. Una sottile e garbatissima vena umoristica affiora non di rado in queste pa­gine riservate ai particolari narrativi; e se qualche volta sprizzano scintille un poco scottanti, bisogna convenire che esse sono lanciate con gusto e con misura.
I particolari e il documentario (più. giornalistico che archivistico) non pesano sul testo; quando Io ritiene opportuno, l'A. confina il documento nelle note a pie' di pagina. Note che ci sembrano sufficienti, ma che potrebbero tro­vare una non disdicevole aggiunta nel quinto volume della cronistoria dei Cento anni (compilato questo dal Monti) da cui potrebbero trarsi anche le illu­strazioni.
Ma ora vogliamo piuttosto ricordare che nel frontespizio, accanto alla parola Storia, il Comandisi ha scritto la parola Critica.
in quale senso, con quale valore ?
Naturalmente si tratta di una critica rivolta ai fatti, ossia a metodi, a sistemi, a uomini, a istituzioni, a partiti; e nel clima della critica una sen­tenza domina su tutte, cioè la condanna delle clientele e degli espedienti. Cosi più. volte si rinnova con asprezza la denuncia del trasformismo conside­rato nei suoi vari aspetti, nelle sue fasi diverse, nelle sue manifestazioni più o meno intollerabili, nei suoi effetti corruttori. Peggio poi quando si tratta del cosìdetto coccapiellerismo tipico fenomeno di bassa corruzione politica.
Non reca pertanto sorpresa il vedere Agostino Depretis bersaglio prefe­rito dei dardi, anche se abbondano le spiegazioni del suo agire. Il sistema instaurato dal ministro Depretis scrive il Comandici conduce allo sna­turamento e corrompimento delle istituzioni. Né il Comandini stesso con­fida in una guarigione prossima ed effettiva, giacché così pensa le virtù hanno raramente ufficio, l'inganno, la corruzione e l'astuzia sembrano invece la regola. In Italia l'esperimento parlamentare che è poi l'essenza dell'esperi­mento democratico, è difficile e quasi impossibile, perchè il popolo non ha ne tradizioni né temperamento democratico, ed il paese non è stato e non è de­mocratico. L'Italia è un paese in cui le classi dirigenti si pascono tutto l'anno di frasi e di interpretazioni (p. 504).