Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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651
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Alfredo Comandini e la sua opera // Regno d'Umberto I 651
italiana del secolo scorso, che si prolunga dopo la morte di Vittorio Emanuele II, è nulla più che una fase evolutiva, che non può essere chiusa entro i confini di patria e che può avere considerazione solo se connessa con l'evoluzione degli altri paesi nel corso più vasto della storia moderna.
Alfredo Comandini non ha avuto e non poteva avere nella sua pienezza questa visione, e non ha quindi un posto nel capitolo della storiografia moderna. Ma, anche concedendo questo, la sua opera è un esempio di vivissimo interesse per la storiografìa in genere, la quale non è tutta in quel capitolo.
Ma poi non ci sentiremmo di considerare solo per questo decisamente superata e condannata la maniera comandiniana di intendere e di scrìvere la storia, perchè non è vero che il Comandini chiuda ciecamente il periodo di cui si è fatto interprete entro limiti ristretti e senza aperture, ossia senza collegamenti fuori di quei confini in cui i fatti si compiono. Inoltre può darsi che la parola superata sia di uso troppo facile e troppo frequente, poiché c'è sempre un superamento di metodi, ma c'è anche qualche cosa che sempre rimane hene acquisito.
Senza dubbio la storia del nostro Risorgimento compreso in esso il tempo umbertino deve essere considerata in una larga visione europea ed ultra europea, ma non deve cessare per questo di essere la storia della patria italiana e di contribuire in quanto tale, ossia per natura sua e non per finalità prestabilita o costrizione, a formare la coscienza nazionale, a dare al popolo una tradizione politica, a fermarlo in un suo costume politico che lo tolga dalle oscillazioni per le quali cade in discredito nel confronto di altri popoli, a delinearlo insomma in una sua inconfondibile fisionomia che è poi la sua dignità.
E questo intese di fare Alfredo Comandini, scrivendo la storia de II Regno d'Umberto.
PIERO ZAMA