Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <652>
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CATALOGO DELLA MOSTRA DI FIRENZE CAPITALE D'ITALIA (1865-1871)
Interpretare visivamente il tema Firenze Capitale , chiarirne il signi­ficato anche ad un pubblico di cultura non specializzata che si sarebbe smar­rito di fronte alla vastità e alla complessità del materiale storico fornito dalle Biblioteche, dagli Archivi, dalle raccolte pubbliche e private di tutta l'Italia, era, ovviamente, il nostro compito quando fummo chiamati ad ordinare la Mostra in quegli appartamenti di Palazzo Pitti che, per essere stati la sede di rappresentanza del nuovo regno appena proclamato, costituivano già, nel loro stesso aspetto, un fondamentale documento storico.
Per assolverlo, si volle non solo esporre con la maggiore perspicuità i manoscritti, le lettere, le opere a stampa, i documenti innumeri degli avveni­menti nazionali di cui Firenze fu teatro tra il 1865 e il 1870, ma rievocare in­torno ad essi un ambiente, un clima spirituale che li facesse rivivere, nel dram­matico respiro della vicenda storica. Né sembri eccessivo parlare di dramma per la storia di quegli anni, che sembra svolgersi in tono minore se la si confronti col fervore d'entusiastica azione del dodicennio tra il 1848 e il 1860. Anche nell'arido tecnicismo delle discussioni parlamentari, nelle tortuose ambiguità della lotta politica, entro la stessa riservatezza del costume, chiuso nelle bar­riere di un austero galateo tradizionale, si operava in appassionato, intensis­simo contrastare d'idee, la faticosa unificazione della vita nazionale, se ne precisava il carattere a cui Firenze, dette il cemento unificatore della più an­tica e genuina tradizione italiana. E in questo senso l'espressione Firenze Capitale non ebbe solo significato nel linguaggio amministrativo ma indicò il proprio valore spirituale di quella pagina iniziale e definitiva della storia italiana
Così sentito, il tema della mostra poteva avere un'appropriata sceneg­giatura non solo dal chiaro individuare i suoi molteplici aspetti, ma dal di­sporli, fuori da ogni monotona equivalenza, in intensa graduazione emotiva, quasi atti di un dramma che raggiungeva i più alti accenti quando il miraggio dell'unità diveniva realtà finalmente raggiunta. Ritmo che doveva precisarsi superando gli ostacoli frapposti dal vario succedersi delle sale, dalla loro fisio­nomia talvolta in aperto contrasto con quella di fatti politici, militari, sociali i meno adatti ad essere rievocati in quella cornice di sete, d'intagli, di dorature dove il fasto ufficiale aveva pur trovato raffinata misura nella presenza di un'altissima tradizione d'arte. Occorreva rispettare quell'armonia, e ad un tempo non assoggettarvisi al punto da rinunciare a qualunque nuova carat­terizzazione dei fatti rappresentati. Ma proprio questo invarcabile limite sug­gerì il tono alla nostra rievocazione: vedere tutta la vicenda nel distacco di un mondo ormai lontano, al quale si poteva avvicinarsi con nostalgia, tal­volta anche con sorridente ironia, ma che poteva d'un tratto farci vibrare di attuale emozione quando dall'opacità del ricordo balzavano fatti essenziali, tuttora viventi nel nostro sentimento d'italiani. E su questi fatti, costitutivi della nostra individualità nazionale, si pose volutamente l'accento quando