Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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653
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Catalogo della Mostra di Firenze Capitale Italia 653
si rievocò, al centro della mostra, il centenario dantesco, nel quale la nuova vita italiana ritrovò a Firenze, veramente capitale , la sua secolare continuità spirituale, o quando invece la si concluse con la grande prova del nuovo spirito nazionale nelle comuni speranze e nel comune dolore d'una impresa sfortunata: la guerra del 1866.
Con questi episodi salienti, la sequenza espositiva procedeva dai laboriosi preliminari diplomatici del trasferimento della capitale, alla profonda trasformazione di Firenze per ospitare le istituzioni politiche e amministrative di un grande stato moderno, ai coefficienti unitari di esso: il Parlamento nazionale, la monarchia, uno alla consacrazione dell'unità spiritualmente raggiunta nel centenario dantesco del 1865. Si seguiva quindi più intimamente il laborioso costruirsi della nuova vita, per contrasti di tendenze in ogni campo: in campo artistico con l'urto tra la tradizione ormai accademicamente irretita e il divulgarsi e criticamente riconoscersi di nuovi spiriti specie nel movimento fiorentino dei macchiaioli; in campo letterario con l'assidua polemica e la nuova poesia del Carducci nel fervore di produzione rispecchiato dall'intensa attività degli editori fiorentini, mentre acquistava nuovo significato nazionale la secolare opera dell'Accademia della Crusca per la purezza della lingua italiana. E si accennò al rinnovarsi della vita sociale nel nuovo e caotico ritmo della capitale: al salotto di Emilia Peruzzi che riuniva il meglio della cultura e della politica, quasi in contrasto con quello mondano e spregiudicato di Maria Rattazzi. E all'uscire della vita cittadina dal chiuso dei vicoli e dei palazzi carichi di memorie, per riversarsi, festosa e trasognata, nei viali delle Cascine, vero salotto della città specie quando s'adornavano a festa per l'arrivo dei giovani principi: Umberto e Margherita, sposi. E al variare stesso del costume esteriore: la statica crinolina che man mano si restringeva alla più agile tournure . E al pettegolezzo del giorno: l'insediarsi alla Petraia della contessa di Mirafiori, la bella Rosina che proprio allora sposava, allegramente rovesciando le più rigide barriere, il Re Galantuomo. Per concludere con la guerra del 1866 e, dopo i generosi e infelici tentativi garibaldini, con la presa di Roma, coronamento di un'unità nazionale che aveva avuta a Firenze la sua prima consacrazione.
Attraverso questa vicenda ci accompagnava il commento e il giudizio dei contemporanei. Per questo si era posta la popolare, arguta poesia del Fucini accanto a quella fieramente sdegnata del Carducci. E la caricatura dei giornali umoristici faceva capolino dovunque, in margine alle più burrascose discussioni parlamentari come agli scandali letterari di Madame Rattazzi. Ci sembrava che proprio questo giudicare e ironizzare esprimesse la reazione di un mondo che dignitosamente cedeva il campo ad uno nuovo che s'affermava con impetuoso e talvolta irriverente ardimento. E brani di cronaca tolta dai quotidiani fiorentini e illustrazioni dal vero dei periodici italiani e stranieri, in ingrandimento fotografico, costituirono in gran parte la nostra didascalia specie quando si volle rendere, momento per momento, l'ansioso incalzare degli avvenimenti della guerra.
La realizzazione- di questo nostro scenario c'impose anzitutto il problema della chiara visibilità del materiale documentario. Vi si provvide, in armonia col dato ambientale, utilizzando antiche cornici, trasformando in vetrine, con sovrapposte bacheche, le sontuose consolles barocche e ottocentesche, oppure costruendo appositi supporti il cui nuovo era attenuato