Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
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1954
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Luisa Bechérucci
da drappeggi di stoffe delicatamente intonate al colore, sbiadito dal tempo, dell'arredamento preesistente. Ma si volle che il carattere e il significato di ogni sala fossero immediatamente evidenti per elementi esplicitamente allusivi. Fu, all'inizio della mostra, una smagliante allegoria dell'Italia unita pazientemente ricamata in seta, per omaggio al Re, dalle allieve delle scuole professionali. Furono, nella grande sala dedicata alla trasformazione urbanistica, in una vetrina centrale, le filze ingiallite dell'archivio comunale coi documenti dell'ingrato lavoro burocratico svolto, per i nuovi compiti, dal Co-? mune di Firenze. Fu, nella sala del Parlamento, accanto a tre scanni superstiti dell'aula in Palazzo Vecchio, in una lunga vetrina, la composizione, nelle leziose simmetrie del gusto ottocentesco, di ritratti di deputati e di senatori, di caricature, di stampati, di pagine di giornali, intorno ai volumi stessi degli Atti parlamentari aperti alle laboriose discussioni sulla grigia materia della liquidazione dell'asse ecclesiastico o della tassa sul macinato. Nella sala del trono la soave figura di Margherita principessa emergeva, nella grazia che incantò tutti gli italiani, da un grande ritratto isolato sotto il raffinato gioco di pieghe d'un maestoso drappeggio di velluto. E intorno al busto di Dante, nella sala dedicata al centenario, s'erano assiepati i gonfaloni, gli stendardi, le bandiere allora depositati a Firenze, in offerta votiva, da tutti i comuni italiani; in una variopinta composizione di sete e d'oro che luci nascoste avvivavano di delicati riverberi.
Più complesso era il tema della rappresentazione nelle due sale dedicate al movimento artistico, nelle correnti in contrasto degli accademici e dei macchiagli. Per evitare lo scoglio di vere e proprie mostre particolari che avrebbero, con troppo marcata accentuazione, spezzata la coerenza ritmica dell'intiera mostra, si pensò di tenerci alle opere di più alta qualità e di maggior risonanza critica e fissare con esse i termini dell'appassionata polemica. Non potendo ovviamente esporre le grandi tele e le grandi statue dell'Ussi, del Ciserì, del Fedi, del Duprè, ci si valse dei disegni che le avevano preparate. si scelsero Le Pazze del Signorini, il Pergolato del Lega, il bozzetto del Fattori per la Battaglia di San Martino, per porre a riscontro di quelli nei suoi maggiori esponenti, il mondo lirico dei macchiaioli, il loro nuovo guardare alla vita, fosse questa la ribelle miseria delle pazze, o la dolcezza d'un'ora meridiana tra i pioppi e gli orti della Piagentina, o la serietà e la fatica dei soldati sul campo. Fra, in questa ricerca di una pittura nuova, la ricerca di un più profondo senso per la nascente vita italiana. Affiorava, questo costante sottinteso, nelle stesse questioni artistiche che, chiuso ormai il Caffè Miche-langiolo, s'agitavano ora, più mature, sul Gazzettino delle Arti del Disegno di Diego Martelli. Ad esso, esposto tra lettere e scritti dei maggiori macchiaioli, dava risposta, nella sala vicina, la pagina manoscritta dell'Autobiografia del Duprè con la sua professione di fede in un bello ideale cui doveva piegarsi la stessa rappresentazione del vero. Essendo il materiale di queste sale in prevalenza artistico e perciò di per sé individuato, non restò, per esporlo, che sottilmente accordarlo con l'arredamento delle sale, facendo, dei disegni composti su cupi fondali bleu notte, grandi quadri racchiusi da pesanti cornici dorate, ponendo i luminosi dipinti dei macchiaioli su fondali obliqui drappeggiati di velluti azzurro spento e oro vecchio in analogia di toni con gli arazzi Gobelins tesi sulle pareti. E al centro di questa seconda sala, certo la più bella della mostra, una sola scultura; la Signora che torna dalla