Rassegna storica del Risorgimento

GUARIGLIA ANTONIO
anno <1918>   pagina <260>
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Il diario e i documenti di un compagno di Fra Diavolo
Il 2B luglio del 1806 Antonio Guariglia, mandato dalla Corte bor­bonica allora in Palermo a promuovere una insurrezione nella pro­vincia di Salerno, approdò nella piccola marina di Acciaioli nel Ci­lento con alcuni suoi proseliti. Un mio antenato, comandante delle milizie provinciali del distretto di Vallo, avuto sentore dello sbarco, spedi una schiera di militi per arrestare il Guariglia, ma questi si era già avviato per i monti ed i militi potettero solo impadronirsi di due barche e di un grosso fascio di carte. Di quelle carte, poi inviate al comando della legione in Salerno, il mìo antenato compilò un sunto, che dò ora alle stampe.
Il Guariglia apparteneva a civile famiglia di S. Mauro Cilento in provincia di Salerno, ove era nato il 10 aprilo 1754. Devoto, al pari dei suoi fratelli, alla dinastia borbonica aveva cercato, nella prima invasione francese del 1799, di sostenere nel distretto la causa di re Fer­dinando; ma, cadute le armi regie, riparò in Sicilia ove entrò in relazioni con la Corte borbonica. Allorché il cardinale Buffo iniziò l'impresa per la, restaurazione di re Ferdinando, il Guariglia recatosi segreta­mente nel suo paese, raccolse molti armati, si unì col Fra Diavolo, Mammone, Sciarpa ed altri campioni del Re e dell'altare alla Santa Fede e prese parte a tutta quella spedizione fino alla conquista di Na­poli nel 13 giugno 1799. Negli anni successivi ebbe dal Borbone il grado di maggiore e vari importanti uffici, esercitando specialmente nel distretto di Vallo un vero dominio.
Il Colletta affibbia al Guariglia ed a gli altri capi massa del Ruffo l'epiteto di capobrigante.1 Certamente quelle masse contenevano quanto di peggio, per ignoranza, fanatismo e ferocia avessero le plebi rurali del Mezzogiorno d'Italia e commisero infinite scelleraggini, ma com­prendevano altresì uomini animosi e leali che combatterono per fe-
1 COIJBTTA, Storta del Reame, libro 6', voi. 2, pag. 455 dell'edizione del Vallata!.