Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <702>
immagine non disponibile

702 Libri e periodici
riguardo, parlava soltanto italiano con gli stranieri, malgrado l'imperiai regio dominio dell'aquila bicipite (MARIA DI ROMANIA, La storia della mia vita, Milano, 1936, p. 78). E, forse, nel veder quegli atessi stranieri, qualche popolano o qualche vecchio pescatore avrà accennato sottovoce a un motivo che risaliva al 1860,
Ma beata la marina un canestro pien de orae, e con quatro canonae Garibaldi vegnirà...
Se la principessa fosse ripassata da Zara tre anni più tardi, avrebbe potuto leggere nell'atrio del teatro una lapide che le avrebbe, forse, spiegato come anche per Zara fosse vero, allora, quello che era vero a Trieste:
Lassa pur che i canti e i subì e che i fazzi pur dispetti, ne la patria de Rossetti no se parla che italian...
È merito di Angelo de Benvenuti aver rievocato, tra le molte altre prove della continuità, della persistenza, della indomita fedeltà italiana della sua città, anche quella iscrizione contro il minacciato bando della lingua patria dalle scuole di Zara: In questo tempio dell'arte Confortati dal voto e dal plauso di tutte le parti Di Dalmazia Il XXX novembre MDCCCXC Convennero Due­mila cittadini di Zara A tutela dell'avita lingua e civiltà italica .
Già qualche anno fa l'autore ci aveva offerto un ampio quadro della storia di Zara dal 1409 alla caduta della Serenissima nel 1797, quadro del quale era stata apprezzata la larga informazione, l'opportuna utilizzazione delle fonti e il caldo sentimento nazionale (vedi Rassegna, a. XXXV 111 (1951), pp. 104-105). Anche questa seconda parte della complessa fatica dello studioso dannata si fonda su una ricca documentazione inedita e su una copiosa bibliografia, che gli consentono di darci non solo la storia politica di Zara dalla fine del dominio veneto a quella dell'Au­stria imperiale, ma di guidarci, come nell'antecedente volume, in mezzo alla vita politica e privata della città, di farci conoscere i grandi e i piccoli personaggi che ne hanno diretto o sofferto, vissuto o narralo le sorti, di rievocarci glorie e ceri* monie cittadine, entusiasmi e passioni di quel secolo e mezzo cosi ricco d'eventi.
È la Zara di Simone e di Giandomenico Stratico (al quale ultimo il Casanova dedicava il terzo volume della sua tradazione dell'Iliade), di Pier Alessandro Paravia, che morrà professore a Torino, e di Arturo Colautti, morto a Roma alla vigilia di quella guerra che ricongiunse per qualche decennio Zara all'Italia, di Edgardo Maddalena, eruditissimo cultore di studi goldoniani, e di Antonio Cippico, assertore di Italianità, dello storico di Carlo V, Giuseppe De Leva, e di Carlo Tivaroni, che tenterà una prima Storia crìtica del Risorgimento italiano, del gene­rale Francesco Bertolini, che, il 3 novembre 1918, entrerà a Trieste alla testa della sua divisione, o di Tullio Carminati, al cui nome sono legate molte pagine della storia dei palcoscenici italiani e del cinema internazionale; è la Zara di intere generazioni di nomini di pensiero e d'azione, di poeti, di letterati, di musicisti.. di artisti, di storici, di critici, di insegnanti, di giornalisti, di scienziati, di tec­nici, di soldati, che, dalla fine del Settecento al primo ventennio del Novecento, si sono inseriti, a pieno diritto e con una stessa fede, nella vita nazionale italiana, malgrado la legge diversa e la diversa bandiera (pp. 310*33 7).
A leggere il proclama che il generale austriaco Rukavfna emanò al suo in* gresso in Zara nel 1797, vien fatto di collegarlo con centinaia di proclami simili che l'Austria e gli altri Governi reazionar! italiani del secolo passato emanarono con illimitata larghezza: Mattia barone Rukavfna, signore di Bojnograd, cavaliere ecc., generale ecc., comandante ecc., fa sapere che, contraria essendo ai principi