Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <703>
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Libri e periodici 703
della spiegata fedel sudditanza dimostrata da questa popolazione, nonché al buon costume ed alla perfetta morale, la libera lettura ne* Casini, caffè, botteghe, ed altri pubblici luoghi, di Monitorii, fogli scritti, o stampe, che prevaricano le deboli mentì, resta essa vietata sotto pene relative ai contravvenienti, ma severe ad arbitrio del comandante, così pure inibita la lettura medesima, anche in private adunanze (p. 31). Può darsi che il Rukavina non avesse tutti i torti, se, un anno dopo, era costretto a deplorare che individui della città di Zara e del contado, ad onta dei doveri, che gli obbligano come sudditi, tengono colpevoli corrispondenze con certi conventicoli detti municipalità, comitati, eco. delle deli­ranti città d'Italia - E, perchè queste corrispondenze avessero a cessare imme­diatamente, prometteva di far giudicare i colpevoli da una corte marziale e di fare eseguire la pena a norma del codice militare.
Quando, otto anni dopo, in seguito al trattato di Presburgo, il generale dì divisione conte Mathieu Dumas salutò da Zara i Dalmati e annunciò loro: L'im­peratore Napoleone, re d'Italia, vostro re, vi rende alla vostra Patria , fu motivo di gioia grande per gli Zaratini, i quali venivano cosi riuniti con tutta la Dal­mazia al Regno italico (p. 45). Ma anche il dominio napoleonico era dominio dispotico. Non per nulla, nel 1809, si alzavano voci a deplorare che fossero state messe senza riguardo alcuno le mani nelle saccocce dei privati e con prestiti forzosi e contribuzioni di guerra si cavasse agli Zaratini Fultiino quattrino . L'esasperazione giunse al colmo, notano i contemporanei, e fu causa ultima del rapido decadere del prestigio francese. Ma i successivi centocinque anni di domi nazione austriaca, se non fecero sempre rimpiangere quella del Còrso, suscitarono più vivo il desiderio della comune Patria e, qualche volta, addirittura la nostalgia dell'antica signoria veneto. È un peccato che il de Benvenuti rimandi ad una sua prossima Storia della Dalmazia dal 1797 al 1944 la documentazione della porteci pozione degli Zaratini al movimento liberale guidato dalla Carboneria e dalla Giovine Italia. Sarebbe stato utile completare con piò precisi dati il troppo rapido cenno di p. 92. Alcuni documenti riportati da G. STEFANI in quella ricchissima silloge Trieste e l'Austria dopo la Restaurazione. Dai carteggi riservati della polizia imperiale, che costituisce il voi. LII-LDI (1940-41) deUMrcrteogra/o triestino, offrono già opportune indicazioni* da quelle che riguardano l'atteggiamento antùrastriaco del marchese Luca Bono, già massone e concepiste presso la Luogotenenza di Zara, alle altre sui tentativi del WilkinBon di estendere in Dalmazia la setta II silenzio dei Greci', dalla segnalazione di altra nuova setta carbonara, I Caccia­tori americani, il di cui spirito e tendenza assimigliare si vogliono a quelle dei Comuneros in lspagna, olle più tarde rivelazioni dell'estate del 1833 di Luigi Tinelli sull'idea di far mondare da Milano un esperto viaggiatore nella. Dalmazia e nell'Istria, ove esistevano sette patriottiche, per diffondervi il credo della Giovine Italia. Le occasioni offerte dalla fiera di Senigallia avevano favorito i contatti col mondo carbonaro; i capitani marittimi quello con il nuovo ambiente mazziniano. Lo Stefani ricorda la vicenda dell'anconetano Raffaele Tabacchi, capi­tano del trobaccolo L'Armonia, arrestato per sospetta diffusione in Dalmazia delle idee della Giovine Italia e rilasciato nel giugno 1834 per non provata reità dal tribunale di Zara. Per il de Benvenuti, in ogni caso, non è senza significato che l'Austria, nel 1837, anno di crisi in varie parti d'Italia, fosse costretta a preoccu­parsi, tra l'altro, di chi andava fomentando il malcontento dei villici, dando loro ad intendere che più giustìzia s'aveva sotto il cessato regime [della Repub­blica di San Marco] e che il povero Morlaeco non sarebbe mai ritornato nel suo primiero benessere se non fosse sorto qualche cangiamento di governo.
In questa speranza Zara partecipò con il suo entusiasmo, con i suoi giornali t con la sua Guardia nazionale agli avvenimenti del 1848. Non aveva torto il pretore, barone von Fluck, di accusare la popolazione di essere vogliosa di pren­dere partito per 111 alia e per il tumulto. Le dimostrazioni, con conseguenti