Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <705>
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Libri e periodici 705
di Sebenico, negoziante e possidente, ultra liberale, tanto che nei giorni df tripudio col quale si festeggiava la Costituzione, si frammischiava col basso popolo per suscitarlo a delle dimostrazioni contro il governo austriaco ed a vilipendere le autorità. Egli stesso poi vomitava ogni sorta d'improperi contro le medesime. Da metterlo accanto a quello speculatore Giuseppe Mengbetti, che, dal 1848, era chiamato l'uomo del popolo , o al falegname Valentino Stancìcb, il quale conservava sentimenti ostili al governo a tal segno che nel giorno in cui da mano assassina fu attentato alla vita di S. M., ... palesò la sua dispiacenza poiché il colpo andò fallito e fu perciò anche processato * Ma cosa ri poteva sperare di diverso dal cognato di Antonio Perticalli, uno dei iù sfacciati e arditi ultra-liberali?. Pericolose sempre, del resto, le parentele, coma dimostrava il fatto del cancellista di guerra Adolfo de Steiner, di Siglici, genero di quell'Antonio Bortolazzi arrestato nel 1818 per Carboneria ed, a ma volta, par ti tati te italiano, ultra liberale .
Metterebbe conto di studiare un pò* più da vicino i documenti della parte­cipazione dei vari ceti sociali al movimento liberale e nazionale in Zara. Sarebbe molto più utile testimonianza delle approssimative interpretazioni retoriche e degli stiracchiamenti o degli adulteramene documentari di moda. Versi come quelli poco pròna citati, che si cantavano dopo il fatidico 1860, sembrano appartenere più alla poesia popolare che a quella colta, qualunque sia l'origine della prima.
Gaia popolazione era quella di Zara, un tempo, pronta a cantare le proprie speranze e le proprie gioie, come a sorridere con sereno stoicismo alle troppe delusioni e ai tanti dolori. Inclusi loro malgrado, durante la prima guerra mon­diale, nei drappelli italiani per le sanguinose offensive sul fronte galiziano del 1916-1917, commentavano sottovoce negli accampamenti:
Po' i ne manda su in Galizia,
no xe miga mal, ma gnanca tanto ben...
Ma, quando potevano, riprendevano, sussurrandolo, il canto degli studenti universitari veneti, che era divenuto l'inno anche della loro speranza:
Sotto el ponte de Rialto fermeremo la barcheta, per cantare qualche arieta tralasando de vogar...
Non è possibile seguire pagina per pagina la rievocazione delle vicende di Zara in questo libro, nel quale la storia s'affratella alla fede. Bastino i pochi cenni offerti per farne comprendere l'interesse e consigliarne la lettura.
A. M. G.
Uco FOSCOLO, Epistolario, a cura di PLINIO CARLI, volumi I e II; Firenze, Le Mounier, 1949-52, in 8*, pp. 430, XVI-618. Lire 1500, 2500.
Questi due volumi, il XIV e il XV dell'Edizione Nazionale delle opere del Foscolo* riportano le sue lettere dall'ottobre del 1794 al dicembre del 1808: com­prendono cioè gli anni dalla prima giovinezza del poeta alla vigilia della memo* randa prolusione letta nell'Università di Pavia.
Ne seguiranno presto altri cinque.
Possedevamo digìà invero del Foscolo un epistolario, nell'edizione lemonnic-riana delle Opere, a cura dell'Orlandi ni e del May or; ma ad esso molte e molte altre lettere si aggiunsero a mano a mano, sicché si sentiva da tempo il bisogno di una raccolta più compiuta e da condursi secondo le norme della moderna filologia. Questo nuovo epistolario ha per l'appunto il pregio di offrire riunite in