Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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707
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Libri e periodici 707
uè l'anima alle sventare e di non aver mai palpato l'ignoranza e la viltà e giura di non aver mai vergato una linea che non aia sacra alla difesa della nazione. Proclama che Panica forza del democratico è la virtù; anche senza beni di fortuna egli è al disopra dei conquistatori del mondo quando può diventar utile ai suoi fratelli. Un giorno (e precisamente il 21 febbraio 1798) raccoglie da terra schiacciato da una carrozza un vecchio sanguinante e morente e con le grida e le minacce tenta di arrestare il cocchio omicida con il pericolo di essere travolto egli stesso. D'impeto- scrive al ministro di polizia (si trovava in quell'anno a Milano) esprimendo la vergogna che nella patria di Beccaria, ridivenuta libera, sussistano ancora i delitti della tirannide e si veggano miseramente perire i cittadini sotto ai cocchi ove siedono i già potenti insultando il popolo pedestre . Ci senti l'anima dell'Alfieri e del Parini.
Desideroso di agire, nel 1779 interrompe i lavori letterari per prendere parte come luogotenente della guardia nazionale alla guerra contro l'Austria; ma, purtroppo, delle sue vicende militari e segnatamente dei suo comportamento alla battaglia della Trebbia e di Novi e all'assedio di Genova e delle ferite riportate non si trovano nell'Epistolario che fuggevoli accenni, mentre spesseggiano invece le lagnanze, dopo che il governo della Cisalpina si è rifugiato in Francia, per essere lasciato senza foraggi e con meschino stipendio e per essere costretto a gemere nelle streme necessità della natura.
Inviato in missione a Firenze nell'autunno dell'800, dall'amico Niccolini è presentato ad Eleonora Mancini, intima amica di Isabella Roncioni, che sarà la principale ispiratrice dell'Ortis nella sua forma definitiva. La gentile figurina dallo aguardo dolcissimo colpisce il poeta: ella gli apparve veramente la donna sognata, capace di riconciliarlo alla vita. E se ne innamora, ma di un amore verginale, di un casto amore, di cui porterà il ricordo con sé per sempre, anche nella sua sepoltura. Com'è noto, l'idillio fu breve: promessa sposa, ella non seppe o non volle mancar di fede né Ugo invero chiedeva tanto. L'Epistolario non ci con-serva della vicenda che tre documenti: notevolissima la lettera di congedo alla Isabella, lettera che par debba collocarsi circa alla metà del marzo del 1801, e che servì al poeta per rifare, nella seconda edizione dell'Ortis, quella che è la XLV della prima parte nella primitiva redazione. Dell'Isabella non abbiamo che poche righe in calce ad una lettera ad Ugo della Nencini, ma sono sufficienti per testimoniare dell'anima affranta della fanciulla: Siate persuaso che non siete solo infelice*. Vi assicuro di una vera stima ed amicizia; questi due sentimenti più durevoli di ogni altro... saranno incancellabili nel cuore della Vostra (senza firma).
Non è a stupire (e di ciò dovrà tener conto il biografo futuro) se, di fronte al fato avverso che Io ha colmato d'ambascia, il poeta, dato il suo temperamento tenebroso e impulsivo, abbia cercato di stordirsi, immergendosi forse sin nella gola nel vortice impuro dei sensi; Ma pochi mesi dopo (par bene nel luglio successivo) ecco che incontra un'altra donna, la bellissima e frivola Antonietta Fagnani-Arcse, dalle ncrissime chiome e dai grandi occhi languenti. La passione dovette scoppiare improvvisa, come un fulmine estivo, e fu almeno dapprima, come dice lui stesso, terribile, insoffribile o immensa, tale da sconvolgergli anche il cervello. Il lungo carteggio tra i due amanti, durato sino al marzo del 1803, occupa circa la metà del primo grosso volume dcU'2pisto/r(o. Molte lettere hanno il tono dell'Ortis; ma lo stile, pur sempre caldo e irruente, è, nell'insieme, più libero dall'enfasi libresca. Come è nolo, si è da taluno dubitato della sincerità del poeta e si è asserì Lo, fondandosi su qualche accenno in cui non è difficile scoprire un intento letterario, che egli volesse servirsi della corrispondenza con l'amante come di un mezzo per una trasfigurazione fantastica e romanzesca, quasi per la stesura di un secondo Ortis* Non è impossibile, anzi è ammissibile che, scemato a mano a mano il divampante bruciore, egli abbia pen-