Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <712>
immagine non disponibile

712 Libri e periodici
II primo studio è diretto ad approfondire i vani aspetti del ducilo fra il Ministero moderato sardo e il Mazzini nei mesi di ottobre e novembre 1848, II I'. non dimentica mai il più ampio quadrò della Iona tra moderati e democratici dopo l'armistizio Salasco e sa cogliere eon esattezza i motivi ispiratori dell'aziono del Genovese: guerra del Paese dopo il fallimento di quella regia , capacità di suscitar energie più che di ordinarle e, via via, ricerca dei punti di forza su cui fondare il piano generale di operazioni politiche e militari. Con quali forze militari pensava il Mazzini di poter sostenere la guerra? Con quale organo l'avrebbe diretta sul piano politico? Quale funzione assegnava a Genova dopo l'insurrezione? E che cosa si riprometteva dal Piemonte? (p. 11): non sfuggono dunque, al P., i quesiti essenziali, che rendono valido, al di là del particolare, la ricerca.
Non posso qui seguire tutta l'indagine: mi basta esprimere il consenso con FA. sulle considerazioni riguardanti Patteggiamento del Ministero sardo nei con­fronti della guerra e della mediazione europea (p. 18 sgg.), sulla sostanziale conver­genza spesso vi insistei anch'io di moderati e democratici dinanzi al peri-colo che l'iniziativa repubblicana prendesse il sopravvento BU quella piemontese e dinastica (pp. 22-23), sulle ragioni del fallimento del piano mazziniano. Un punto, poi, è da segnalare in modo particolare: la dimostrazione, assai convin­cente anche nelle Bue sfumature psicologiche, del significato della nomina del Ramoriuo al comando delle truppe lombarde. Contrariamente alla tesi tradizionale, il P. sostiene che il Ministero moderato e il re si decisero s questa nomina per tenere a freno quelle truppe stesse e impedir loro l'appoggio a eventuali moti repubblicani in Lombardia (p. 25 sgg.).
Un tono meno pacato, un ritmo più incalzante, una vivacità più accesa si ritrovano nel secondo saggio, che affronta la vexata quaestio dei rapporti tra il Cavour e il ministero Lamarmora-Rattazzi-Da Bormida. Il gusto dell'analisi fine, della ricerca dei più minuti e precisi rapporti fra i dati si traduce qui in una anche maggiore animazione del dettato. 11 fervido, entusiastico impegno che muove il P. nell'affrontare i temi di suo interesse dà a tutto Io studio un cursus assai rapido e, direi, contrappuntistico, che qua e là sembra assumere la forza dialettica, ma anche l'assolutezza, di una requisitoria o di una conclusionale. H movente pole­mico la rettifica di interpretazioni autorevoli spinge il P. a prese di posizione nette e precise, a sottolineature secche e dai contorni ben rilevati, che richiamano alla mente certe pagine battagliere dell'Omodeo. Nulla di più lontano dalla fredda e distaccata 4 obiettività di tanta parte della storiografìa erudita vecchia e nuova: ed è, questo, pur nel pericolo della tentazione passionale, un merito indiscutibile del P. A chi preferisse una certa qual maggior posatezza e calma serenità il P. potrebbe opporre la giusta esigenza di sgombrar prima il campo da interpreta­zioni tendenziose o errate. E questo è, infatti, il compito assuntosi dall'A., e assolto con l'usata sicurezza e precisione.
Credo si possa concordare con la sua dimostrazione dell'inesattezza di un'oppo­sizione aprioristica e sistematica del Cavour al governo postarmistiziale. I problemi della reggenza nell'Italia centrale (p. 5 sgg.), dei progetti personali di Vittorio Emanuele (p. 9 sgg.), dell'acquiescenza rattazziana ai voleri del Sovrano (p. 13), sono affrontati con la più ampia informazione e con vivo acume. L'origine della rottura fra il Cavour e il Rattazzi nell'animosità del Re contro il Conte (p. 15 sgg.) è dimostrata con Bolidi argomenti. Ed è vero che, al fondo dei dissensi personali, esiste, chiaro, un contrasto politico (p. 18), di cui qui non starà a ricordare i ter­mini. La lettura del saggio, tuttavia, conferma, a fianco dell'intuizione dell'Omodeo, la giustezza, sia pur parziale, dell'osservazione del Luzio sul gran peso delle faccende personali.; infatti, quasi ad ogni pagina, pettegolezzi lanciati e rilanciati, suscettibilità di prestigio, bruschi cambiamenti d'umore stanno a dimostrare quanto influisse nella determinazione dei contrapposti atteggiamenti, insieme con l'evoluzione della situazione politica, anche il gioco sottile e spesso quasi Imponderabile delle