Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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716
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716 Libri e periodici
inarxisiicamcntc) e i governati (in concreto l'immensa classe proletaria respinto e tenuta al margine della vita politica). ÀI centro del quadro naturalmente, le istituzioni rappresentative, considerate nella loro (unzione di espressione e di manifestazione concreta dei rapporti tra classe e classe, funzione, che, però, non può compiutamente manifestarsi, e per l'assenza del suffragio universale, concesso dalla borghesia solo alla fine del processo storico narrato dall'autore, e per le continue e costanti inframmettenze di gruppi finanziari della più varia formazione, tutti di carattere capitalistico e monopolistico, tendenti ad aumentare nella loro forza e nella loro intensità, con lo sviluppo della economia industriale del paese.
Da tutto questo emerge una visione particolare della storia contemporanea d'Italia: una contrapposizione spietata tra paese legale e paese reale, la quale non è vista sotto l'aspetto della incomprensione manifestata nei confronti di particolari problemi da parte di quella classe dirigente, che aveva fatto il Risorgi-mento e si era ormai esaurita, o anche, nello sforzo della generazione postrisorgi-mentale per colmarla e per cementare il vincolo unitario, ma è considerata sotto il paradigma della lotta di classe.
La vita del Parlamento subalpino, quindi, non sarebbe che la lotta della nascente borghesia piemontese contro gli antichi gruppi privilegiati, offesi nelle loro condizioni; quella del Parlamento italiano dal 1861 al 1870 rappresenterebbe lo sforzo della borghesia, ormai forte dei primi successi, per stroncare la rivoluzione proletaria. Le leggi eversive, invece, significherebbero, secondo l'autore, la distruzione della feudalità ecclesiastica a vantaggio della libera proprietà fondiaria borghese; la caduta della Destra, con la conseguente andata al potere della Sinistra, il superamento dèDe correnti libero-scambiste a favore del protezionismo industriale ed agricolo; le crisi di fin di secolo, con le tristi esperienze reazionarie, l'esclusiva paura del socialismo. E cosi via dicendo, sino olla concessione del suffragio universale proposto dal Gioì itti, che avrebbe rappresentato lo sforzo più deciso della borghesia di annacquare lo spirito rivoluzionario del movimento operaio, unitamente a tutti gli altri tentativi riformistici compinti da colui che passò alla storia come il ministro della Buona o della Mala vita, a seconda dei gusti dei rispettivi autori delle definizioni.
Il libro del Pallotta, tipica opera a tesi, rivela troppo chiaramente uno schema, precostituito e preconcetto, e se ha il merito indiscutibile di mettere in luce una quantità di dati e di fatti, che talvola vengono trascurati da certi ripetitori maldestri della storiografia idealistica, cade nell'eccesso opposto: partendo dal convincimento che quel popolo depositario della sovranità nazionale, ma sempre, a suo dire, dimenticato dai detentori del potere politico, sia, alla pari della borghesia, una classe rigidamente e disperatamente chiusa, l'autore è portato a vedere la storia dei rapporti tra parlamento e paese, tra governanti e governati, come la sistematica contrapposizione di gruppi spinti esclusivamente da moventi economici in continuo contrasto di interessi tra loro. Dimentica, così, che, nella continua dialettica delle idee e nel progressivo evolversi delle condizioni econo-miche e sociali, è la vita sempre mutevole degli uomini e dei ceti, nella quale si riflettono anche le vicende parlamentari e le reciproche influenze dì queste su un popolo, che non è soltanto quello degli eterni sfruttati, tenuti al margine della politica, dalla legislazione, dagli ordinamenti e dalle istituzioni borghesi.
CAIU.O GHISALBERTJ
F. S. MERLINO, Questa è l'Italia; Milano, Cooperativa del libro Popolare, 119531, in 8, pp. 1X-252. L. 600.
Quel complesso di fattori in cui Napoleone Colajanui vide l'origine dei movimenti insurrezionali che, iniziatisi in Sicilia, dovevano concludersi nel 1898,