Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <717>
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Libri e periodici 717
non hanno ancora costituito oggetto di un attento studio da parte di chi ha illustrato la storia politica italiana durante il periodo umbertino. Benedetto Croce, infatti, Luigi Salvatorelli, Gioacchino Volpe, Ivanoe Bonomi, Giovanni Spadolini e lutti coloro che, specie in questi ultimi anni, si sono, direttamente o indiretta­mente, interessati della storia italiana della seconda metà del secolo XIX, non hanno considerato, cosi corno a noi sembra necessario, die Tatto individuale di Gaetano Bresci non può essere compreso se non come conseguenza di uno stato generale che perdurava da anni nel nostro Paese.
Nessun movimento popolare è mai sorto improvviso. Ogni effetto deve avere la sua causa. E questa, per quanto si riferisce ai fatti del 1898, non può ricercarsi soltanto nel cattivo raccolto deiranno precedente e nell'aumento del prezzo del pane.
Bisogna risalire al Risorgimento; occorre esaminare la politica che seguì all'unità della penisola se si vuole comprendere il motivo che indusse la plebe milanese ad innalzare le barricate e Gaetano Bresci ad uccidere il sovrano.
Nella seconda metà del secolo XIX la nuova classe dirigente, costituita da elementi moderati della borghesia liberale, che facevano perno intorno alla buro­crazia piemontese, non intese le reali necessità del Paese.
La politica del regno sardo diretta all'unificazione della penisola aveva potuto raggiungere il suo scopo soltanto grazie all'immane sforzo economico che aveva prostrato le finanze dello Stato. Per mantenere unito il nuovo regno e per svolgere quella politica da grande potenza, il potere centrale si vide costretto non solo a porre in attuazione un sistema fiscale che consentisse di arginare il deficit finan­ziario, ma anche a negare sostanzialmente quelle elementari libertà politiche in nome delle quali era riuscito a conquistare tutto il paese.
Frenati i primi entusiasmi, si represse, infatti, ogni tentativo diretto alla instau­razione di un illuminato Stato liberale, e coloro che avevano sofferto la galera prima del 1860, vennero considerati dalla burocrazia piemontese pericolosi e, come tali, attentamente sorvegliati.
Si veniva in tal modo a creare rapidamente una netta distinzione nella bor­ghesia liberale. Quella parte moderata, che si era mostrata titubante nei movimenti rivoluzionari, si schierò incondizionatamente al servizio della burocrazia piemon­tese, militare e civile, dislocata sapientemente in tutte le nuove Provincie. Mentre, invece, in netta opposizione al nuovo governo fu, oltre quella borghesia conser­vatrice e clericale che alimenterà il brigantaggio, anche quella che aveva dato i suoi uomini migliori nella lotta contro l'assolutismo regio.
Per mantenere il potere conquistato, il nuovo regno, mediante la distribuzione della terra, provvide ad un tempo a rinsanguare le proprie finanze ed a legare maggiormente a sé il ricco ceto borghese costituzionalmente conservatore anche se, più o meno attivamente, aveva partecipato ai moti del Risorgimento.
Questo ceto sociale, soddisfatto dello stato economico-politico raggiunto con l'unità, si lasciò guidare dalla burocrazia piemontese e non intuì che il nuovo regime avrebbe fatto sorgere risentimenti e rancori in lutti coloro che avevano lottato non per un trapasso di poteri, ma per una radicale trasformazione sociale-economico-politica del Paese. Né si accorse della esistenza di un nuovo fattore sociale, il proletariato, che si avviava verso l'emancipazione e che avrebbe presto fatto sentire la sua voce.-
Il sistema burocratico adottalo dal nuovo regno poneva intere Provincie alla mercè dì pochi funzionari la cui tracotanza, resa sempre più manifesta dalla remis­siva acquiescenza della borghesia moderata, che sola poteva collaborare con I rappresentanti del potere centrale, costituì le premesse di quelle condizioni gene­rali che caratterizzarono la vita italiana durante il periodo umbertino.
L'indifferenza del potere centrale ai bisogni più elementari del popolo cho cominciava finalmente nd apparire alla vita politica ed economica del Paese, la disonesta ed il servilismo della classe dirigente, la crisi che minacciava l'eco-