Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <720>
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720 Libri e periodici
e perspicacia, notevole, oltre che per queste doti dell*A., anche per le difficoltà diremo così obbiettive che essa comportava per Tesarne di epistolari, memorie* giornali, opuscoli, discorsi, prediche e pastorali. La sua originalità ci sembra con* sista soprattutto nell'aver rivolto il Fonzi il proprio interesse non già agli aspetti diplomatici e giuridici della Questione Romana e della politica ecclesiastica del giovane regno , ma alle masse povere e incolte >, escluse finora da tutte le ricerche volte unicamente alle massime autorità civili e religiose ed ai più significativi rappresentanti delle classi colte. Un lato assai positivo della ricerca questo, senza dubbio, dove ci sembra quasi che riecheggi l'interpretazione gram­sciana della storia riguardante gli nomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi.
Tale larga e sincera apertura sociale del Fonzi, fa sì che egli giudichi seve­ramente la nuova formazione statale italiana e fa rientrare la sua opera in quello che giornalisticamente può essere definito processo al Risorgimento (giornalisti­camente soltanto e non storiograficamente, perchè lo storico non è chiamato a pronunciare giudizi di tal fatta che comportino condanne o assoluzioni, ma deve soltanto comprendere, cogliere cioè i nessi storicamente necessari) e che è poi una revisione storiografica prodotta dalla eterna necessità dell'uomo di nuove interpretazioni, mosso com'è alla ricerca da bisogni di origine pratica, sempre nuovi e diversi, che lo inducono a porsi determinati problemi e a renderseli contemporanei. Tale revisione porta a formulare delle accuse, diciamo meglio a rilevare delle deficienze, nell'opera della nostra classe dirigente dell'Ottocento; come l'aver diretto, pur essendo una esigua minoranza, lo Stato, l'aver sfruttato questo a fini di classe, l'aver rifiutato sempre, fin che fu possibile, ogni allarga­mento della base elettorale, e via discorrendo. Pur avendo però queste critiche una loro parziale o totale giustificazione, occorre stare attenti, e non farsi prendere la mano, per non rischiare di mutare davvero in processo la nuova interpretazione storiografica, che risulterebbe allora antistorica, mancante cioè di quella pietas che vieta di lanciare condanne ed anatemi di illuministica memoria.
Si dice ciò non perchè il Fonzi cada in questi difetti, ma perchè ci sembra che a volte indulga troppo verso il campo cattolico, il che Io porta ad irrigidirsi soverchiamente nei confronti del nuovo Stato unitario italiano. Ci riferiamo, ad esempio alle famose elezioni del 1857, nelle quali se è indubbio che ci furono casi arbitrari di annullamenti, è altresì vero che il clero intervenne nella, lotta usando e abusando di armi temporali e spirituali, o alla Legge delle Guarentigie che diede alla Chiesa la massima libertà storicamente possibile, come fu dimo­strato dai conclavi che si svolsero, ci sembra, senza l'ombra di coazione da parte dello Stato. E poi, erano proprio delle libertà che i cattolici rivendicavano, o non piuttosto dei privilegi che non avevano più una loro giustificazione in uno Stato moderno?
Certo il Fonzi ha ragione quando scrive che i beni confiscati al clero andarono a vantaggio della sola borghesia, che il paese legale ignorava ben spesso le esigenze del paese reale, ma il problema storico è quello dì spiegarsi perchè una mino­ranza soltanto ha potuto creare e guidare il nuovo Stato, che fu naturalmente borghese, e volto a soddisfare, se non esclusivamente, almeno preminentemente, i bisogni della classe che l'aveva creato e che non poteva crearne uno diverso.
Gli eventi della fine dell'Ottocento, il sorgere del pericolo socialista, fecero avvicinare i liberali ai cattolici. A questo proposito il Fonzi dà invero esempio di notevole sensibilità quando si chiede se il ritorno di molli membri della classe dominante olla Chiesa sia prodotto davvero da un'adesione totale all'in­segnamento di Cristo o soltanto da fiducia nella Chiesa come strumento di conservazione sociale. Ma anche se non si può dare una semplicistica risposta