Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <721>
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Libri e periodici 721
a questa domanda, ci sembra significativo che tale riavvicinamento sia avvenuto su un terreno decisamente conservatore.
A parte ogni giudizio di merito in proposito, rimane per lo storico l'inse­gnamento, certo non nuovo, che la storia è fatta di tali contrasti, e che la dia* lettica delle forze opposte, lungi dal poter essere schematizzata manicheìsticamente in bene e male, spirituale e materiale, forma proprio il tessuto connettivo del divenire storico. GIUSEPPE TALAMO
SALVATORE FRANCESCO ROMANO, Momenti del Risorgimento in Sicilia; Messina-Fi­renze, G. D'Anna, 1952, in 8, p. 311. L. 1500.
È stato osservato dal Carocci {Ponte, a. K, n. 7, luglio 1953, pp. 1010) che questo libro del Romano, nel proposito di puntualizzare alcuni momenti fonda­mentali per la storia del Risorgimento in Sicilia, è, in buona parte, un'implicita discussione con il ben noto lavoro del Romeo. Il primo saggio ne sarebbe anzi addirittura un'implicita, lunga recensione.
La discussione > era invero già cominciata appena fu pubblicato II Risorgi­mento in Sicilia del Romeo, del quale il Romano è stato uno dei critici più acuti e uno dei primi (Rassegna storica del Risorgimento, a. XXXVIII, fase. HI-BY, luglio-dicembre 1951, pp. 734-36) a mettere in rilievo il considerevole apporto da quello dato nella ricerca e determinazione dei nesso fondamentale che sta alla base dello svolgimento storico dell'isola nel periodo della formazione dell'unità nazionale.
Altri precedentemente aveva cercato quel nesso in fattori estrinseci (uni­tarismo, federalismo, separatismo, ecc.), impostando pertanto i problemi in una formale prospettiva storica che rendeva incomprensibili non solo tutto il processo attraverso cui l'isola è venuta inserendosi nel movimento per l'unità nazionale, ma le ragioni stesse dell'arretratezza economica e sociale in cui essa sì conserva anche dopo l'unificazione rispetto alle altre regioni specialmente del nord, e del malessere che la travaglia e che determinerà la rivolta palermitana del settembre 1866, prima, e l'esplosione popolare della fine dei secolo, dopo, con i moti dei Fasci dei Lavoratori. H Romeo, invece osserva il Romano nella sna recensione ponendosi da un punto di vista ben determinato, quello della formazione e dello sviluppo della classe dirigente, tenendo quindi costantemente presenti i rapporti che intercorrono tra la struttura sociale ed economica dell'isola e l'azione politica di quella classe, tra i ceti e la loro base economica, fra i motivi ideali e concreti interessi di gruppi e di masse , come in parte aveva già fatto per la storia del Settecento il Pontieri, porta su un piano di più profonda comprensione storica l'esame degli avvenimenti in Sicilia nel secolo XDC e delle varie fasi di sviluppo, aia spirituale che economico, di quella società in connessione con il generale movimento per l'unità nazionale.
Egli trova pertanto esauriente la spiegazione data dal Romeo della causa che ha impedito alla Sicilia la possibilità di un rinnovamento ab imis e che ancora dopo il 1860 farà conservare alla vita sociale ed economica dell'isola un carattere retrivo, essendo egli d'accordo nel porre quella causa in quel fatto d'importanza fondamentale* che È stata l'alleanza e la collaborazione, già evidente nel 1848, tra la debole borghesia e la vecchia classe aristocratica in via di trasformazione e di lento imborghesimento, Fona e l'altra interessate ad avversare le rivendica­zioni contadine. Ma ritiene che non sia stato interamente illuminato il carattere del ceto dirigente siciliano al quale si inclinerebbe ad attribuire dal Romeo una funzione piuttosto di direzione intellettuale e morale, che di direzione politica che invece verrebbe riservata al ceto dirigente settentrionale, il che sarebbe osserva ancora il Romano un porre un limite forse troppo forte di capacità di questa classe dirigente (Rassegna storica del Risorgimento, eh., p. 735).