Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <722>
immagine non disponibile

722 Libri e periodici
L'errore del Romeo sarebbe quello di considerare il ceto dirigente siciliano < un blocco omogeneo contrapposto a un blocco maggiore , quello del ceto dirigente nazionale, nel quale il primo, con i suoi limiti e le sue caratteristiche, verrebbe ad inserirsi, mentre, come sarebbe dimostrato dalla politica dei moderati settentrionali del 1860, il ceto dirigente nazionale sarebbe la risaltante composta dall'apporto dei grandi proprietari terrieri delle varie regioni con un conseguente rifiuto delle istanze popolari.
In un simile errore cadrebbe il Romeo nel considerare in blocco la cultura precaraccioliana come nettamente tradizionalista, in contrapposizione a quella che si inizia con l'azione del Caracciolo, e nel definire la vita economica dell'isola nella prima metà del secolo XIX come una struttura agraria feudale, immota dalla metà del Settecento, non tenendo in tal modo nella dovuta considerazione gli elementi intervenuti frattanto ad alterare quel carattere, e, conseguentemente, non dando il dovuto rilievo alle personalità che al gruppo dirigente hanno dato il loro apporto e una certa impronta di direzione politica. <s*E infine con* elude il Romano, ribadendo ciò che quasi contemporaneamente veniva osservato dal Saitta (Società, a. VH, 1951, n. 4, p. 754) sarebbe stalo desiderabile per appurare meglio i limiti della direzione politica di quel ceto dirigente in modo più circostanziato, mettersi un po' anche dal punto di vista degli altri ceti e classi, anche quelle subalterne, sulle quali, solo limitatamente ai contadini il Romeo nettamente ci dice la rapace opera di spoliazione che quel ceto dirigente ha compiuto (Rassegna storica del Risorgiménto, cit., p. 736).
Fornire dunque alcune <s precisazioni circa le origini e il carattere della classe dirigente siciliana e, soprattutto, circa il rapporto con essa del movimento popolare delle città e della campagna, per meglio cogliere i motivi fondamentali del suo atteggiamento e della sua azione nelle tre grandi crisi storiche, del 1820, del 1848 e del 1860, che precedettero l'unificazione nazionale, è quanto il Romano si è proposto di fare con i tre saggi (oltre uno in appendice) che compongono il volume, corrispondenti ai tre momenti essenziali della storia dell'isola nel secolo XIX anteriormente all'unificazione. È stato evitato in tal modo un inutile rifacimento della storia della Sicilia nel periodo del Risorgimento, che il Romeo ha tracciato con sufficiente compiutezza d'indagine e con rigoroso metodo critico, e sono stati, per converso, messi meglio a fuoco i problemi principali che 1*A si è proposto di svolgere. Ma non perciò manca al volume una sua linea fonda­mentale di sviluppo (riconosciuta anche dalla generalità dei recensori) che è data dall'impostazione stessa dei problemi, diversa e opposta a quella che si riscontra nel libro del Romeo. Ad una interpretazione ispirata ai criteri della storiografia liberale (sia pure intesa nel senso più ampio), il Romano ha voluto infatti con trapporre una interpretazione più specificamente marxista, secondo le prospettive aperte dal Gramsci (cfr. recensione di A. Scibilia, in Movimento Operaio, a. V, n. 4, luglio-agosto 1953, p. 655-60).
Diverso è perciò il punto di vista da cui egli esamina la storia del Risorgi­mento in Sicilia, che è quello del rapporto in cui, nei vari momenti, si trovano i ceti popolari con il gruppo dominante. Naturalmente per una tale forma storio­grafica si esige - - come il Romano stesso avverte a proposito de II Risorgimento del Gramsci un ampliamento notevole dell'analisi dei nessi organici della vita storica, specialmente nello studio delle fasi nelle quali determinate classi, che aspirano alla direzione politica, non hanno posto apertamente questa richiesta e vivono ancora in una fase economico-corporativa o svolgono una lotta sociale in senso limitalo , sono cioè classi subalterne (Mediterranea, Palermo, 1950, p. 364) .
Questa analisi il Romano fa cominciare, come già il Romeo, dal Settecento. Nel primo saggio (Sulle origini e II carattere della classe dirigente del Risorgi-mento, pp. 5-69) il problema fondamentale è quello delle origini dell'orientamento