Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <727>
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Libri e periodici 727
suo punto di vista, eoa troppa sagacia politica, il che porta ad una evidente con* traddi/.ione (si ricordi che è invece particolare cura del Romano mettere in rilievo in tutto il libro la conscguenzialità dell'azione della classe dirigente siciliana), essendo chiaro che una soluzione della rivoluzione in senso popolare avrebbe richiesto, come inevitabile conseguenza, l'eliminazione, dal piano della direzione sociale e politica, proprio di quei ceti che, come il Romano efficacemente illustra, avevano invece fatto e ancora facevano tanti sforzi per continuare a mantenerla. Si giustifica meglio quell'osservazione ricordando che il saggio, già pubblicato in II 1848, I Quaderno di Rinascita (Roma s. d., ma 1948) ha un'origine occasionale e che ad esso, come dimostra il tono stesso iniziale, l'A. ha voluto dare un carat­tere, diciamo, eminentemente celebrativo della partecipazione popolare al Risor-gimento.
Ben altro carattere presenta invece il terzo saggio (/ contadini nella rivolu­zione del 1860, pp. 111-268), che per l'ampiezza e compiutezza della trattazione, costituisce davvero, come è stato già rilevato da altri, quanto di meglio ci abbia dato la più recente storiografia sull'argomento. Un esame della rivoluzione del 1860 sotto l'aspetto della partecipazione dei contadini era stato fatto di recente dal Mack Smith (The peasants* revolt of Sicily in 1860, in Studi in onore di G. LuzzaUo, Milano, 1950, voi. IH), dal Romano pure utilizzato, ma qui il quadro è più ampio, più ricca la materia e più abbondante la documentazione d'archivio.
Riprendendo in esame le ragioni, già accennate nei due saggi precedenti, del fermento nelle classi popolari principalmente della campagna, ragioni che do­vranno poi spiegare lo slancio rivoluzionario con cui esse insorgeranno nei vari comuni rurali al primo cenno di reazione, il Romano polarizza l'analisi su due questioni fondamentali: quella relativa agli affitti delle terre demaniali e l'altra relativa al dazio sul macinato, che, se toccava in parte anche i borghesi, gravava in modo particolare sui ceti più poveri, e di tutte e due traccia rapidamente, a partire dal secolo XVI, i precedenti storici e le vicende attraverso cui si per­venne nel 1860 a una loro maggiore recrudescenza e quindi al formarsi di una sempre maggiore consapevolezza nelle classi popolari delle proprie rivendicazioni e dei propri obiettivi..
Egli tiene perciò a precisare (e sono queste le pagine più suggestive del lavoro) che la partecipazione dei ceti popolari non si svolge esclusivamente attraverso le Squadre dei picciotti, come è stato tramandato dalla storiografìa tradizionale. Infatti a comporre quelle squadre, costituite da contadini sotto la guida di un borghese e talvolta anche di un barone di sentimenti antiborbonici, concorre solo una parte di essi (p. 126), mentre la stragrande maggioranza dei contadini e delle masse popolari siciliane insorgeva assai più disorganicamente contro il go­verno borbonico, con moti locali guidati da artigiani o borghesi, che avevano talvolta partecipato alle congiure e ai moti antiborbonici nella zona, e che costi­tuivano, come oggi si direbbe, i quadri della insurrezione contadina, nella sua forma estesa, molecolare che si accende e divampa in tanti piccoli incendi locali per tutta l'isola, talvolta al semplice contatto o in appoggio con l'azione delle squadre* (pp. 128-28). Rende così ragione anche del mutamento d'animo che veniva maturandosi in tutti gli uomini d'ordine, che allora, sotto la spinta delle insurrezioni popolari, come osservava il famoso capo della polizia borbo­nica Maniscalco, cominciano a faro buon viso alla rivoluzione per la tema di esserne divorati se facessero altrimenti (p. 143). Sono quegli stessi uomini d'ordine che, appena costituito un governo regolare, per conservare la loro posi­zione, premeranno per una rapida repressione delle insurrezioni contadine e che, per cercare di spegnere sul nascere il movimento democratico, già abbastanza pronunziato in qualche comune, s'affretteranno a votare 1'annesBÌone incondizionata dell'isola al regno di Vittorio Emanuele, mentre, per conservare incolume il prò-