Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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729
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Libri e periodici 729
con "Inghilterra, la più interessata alla conservazione dell'antico ordinamento sociale ed economico; si veda, per esempio la lettera del Cavour del 16 marzo 1861 al ministro a Londra, Azeglio, in / documénti diplomatici italiani. Prima serie 1861-1870, voi. I, Roma, 1952, pp. 30-31).
Opportunamente utilizzato ci pare il famoso episodio di padre Carmelo ri fé-rho dallAbba, nelle cui parole vede giustamente il Romano una netta contrapposizione al programma politico dei mazziniani e garibaldini (p. 184). Pensiamo comunque che quell'episodio avrebbe potuto aprire la via ad una più profonda indagine sulle condizioni dello spirita pubblico in Sicilia alla vigilia dell'unificazione.
Di solito, quando si parla del clero siciliano nel perìodo del Risorgimento, si fa di esso un unico blocco omogeneo. Esiste allora invece in Sicilia un clero ben differenziato. Ve un alto clero detentore di vistose ricchezze e di tendenze in generale quanto mai retrive, affezionato al Borbone e decisamente avverso ad ogni benché minima novità, sia nel campo politico che in quello sociale ed economico. È, questo, il clero delle sedi vescovili, delle abbazie e dei pia ricchi conventi. Ma v'è anche un altro clero (ed è il più numeroso) che, proveniente dalle famiglie meno abbienti, non partecipa delle ricchezze di cui gode allora la Chiesa, vive in mezzo al popolo, come si riscontra specialmente nei comuni dell'interno, e con esso condivide gli stenti e le aspirazioni. Per essere poi fornito di una certa cultura in mezzo al più diffuso analfabetismo, questo clero era anche il più sensibile ai mali di cui soffrivano le masse popolari, sicché covava anch'esso nell'animo la speranza di una generale rigenerazione della società, per la realizzazione della vera giustizia, così come la sentiva, secondo lo spirito del Vangelo. Le parole di padre Carmelo (che, rifiutandosi di seguirlo, dichiara all'Abba che occorre fare una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli che non sono soltanto a Corte ma in ogni villa, e precisa: Anche contro di noi, anzi prima che contro ogni altro. Ma col Vangelo in mano e con la Croce ), sono espressioni appunto dello spirito di rinnovamento che era venuto nascendo in mezzo al clero più umile, come reazione principalmente contro la soverchiarne ricchezza che attraverso i secoli s'era venula accumulando in mano di alcuni conventi e di alcune chiese, e di cni si sarebbe voluto anche una più equa ripartizione e utilizzazione tra lo stesso clero.
Un'indagine in tal senso (e il Romano sarebbe stato nelle migliori possibilità per farla), con una relativa analisi delle condizioni economiche del clero, avrebbe giovato, a nostro parere, a dare nn maggiore colorito alla descrizione della situazione in Sicilia nel 1860 e avrebbe evitato l'osservazione del Carocci che, mettendo in confronto il volume in esame con quello del Romeo, esclama: qui troppa classe dirigente, lì troppi contadini , il che vale quanto dire che il Romano, come il Romeo, veda i problemi anch'egli da un punto di vista unilaterale, sebbene, come giustamente osservo ancora il Carocci, ciò sia in certo senso giustificato < dalla peculiarità della struttura sociale meridionale e siciliana (7/ Ponte, ciL, p. 1010). Avrebbe giovato inoltre a colmare una lacuna già avvertita dal Salita a proposito del libro del Romeo (Società, a. VII, 1951, p. 752).
L'ultimo saggio (Sul brigantaggio e sulla mafia, p. 271-302) è dedicato all'esame delle origini e dello sviluppo, fino alla fine del secolo XIX, di quel fenomeno sociale tipicamente siciliano, che va sotto il nome di mafia. Esso è collocato in Appendice, quasi in un posto di secondaria importanza; ha richiamato perciò meno l'attenzione dei recensori del volume. Non da tutti e stato infatti segnalato. A noi pare Invece che, dopo quello su / contadini, sia il saggio più interessante del volume, rappresentando esso lo primo interpretazione del fenomeno sulla base delle condizioni sociali ed economiche venutesi determinando in Sicilia particolarmente nel corso del Risorgimento. Implicitamente è perciò una continuazione dell'esame già fatto nei saggi precedenti, con i quali pure intimamente connesso.