Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno
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1954
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pagina
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730
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730 Libri fi periodici
Quanti finora si orano interessali dello mafia (Àlongi, Mosca ecc.) ne avevano ricercalo le origini in cause estrinseche (temperamento esuberante degli isolani, sovrapposizioni storiche di diverse razze, cattiva organizzazione della pubblica sicurezza nell'antico regno ecc.). dilungandosi pertanto a descrivere più le manifestazioni esteriori che la vera sua essenza. Il Romano, pur ammettendo, relativamente al suo modo di agire (violenza extralegale), la sua lontana origine di concezioni medioevali, perpetuatesi nell'isola col perpetuarsi del feudo quale organismo fondamentale dell'economia siciliana, ne ripone le principali caratteristiche nella trasformazione sociale che si verifica nel corso del secolo XIX e si compie nella seconda metà di esso , allorché cioè una nuova borghesia di proprietari terrieri, formatasi attraverso l' espropriazione dei beni ecclesiastici e demaniali, viene sempre più stringendo i suoi legami con l'aristocrazia di origine feudale, della quale osserva l'A. assume elementi e residui mentre IR presta la sua abilità organizzativa nel controllo politico e amministrativo delle masse soggette (pp. 294-95). La mafia è dunque l'organismo che la nuova borghesia terriera si crea per tenere a freno ogni movimento di masse tendente a una trasformazione dello Stato unitario in senso popolare e democratico. Essa, reclutata tra alcuni elementi della campagna (massari, sovrastanti, campieri) più disposti a farsi sostenitori fedeli del predominio politico e di classe dei grandi proprietari terrieri, ha pertanto, olire una funzione di difesa degli interessi dei nuovi feudatari , anche quella extralegalc di oppressione e di soffocamento delle aspirazioni dei contadini; in compenso, con l'accumulazione di una certa proprietà, in forza del principio allora diffuso del ricambio naturale della borghesia, ha la via aperta ad inserirsi nel ceto borghese. Riesce per questa via a pene' trafe anche in tutta l'organizzazione amministrativa e politica del paese fino ad influenzare anche le funzioni di governo sul piano oltre che regionale, nazionale (p. 298).
Il rapido ma acuto saggio del Romano non presume certo di esaurire il problema peraltro molto complesso; ha, però, il grande merito di averlo, per così dire, divincolalo dalle consuete trattazioni di carattere formale per avviarlo verso una più profonda comprensione storica.
.Conseguenza anche di una mal fondata alleanza nel 1860 Ira la classe dirigente siciliana e classe dirigente settentrionale, la mafia è ancora espressione della scarsa capacità politica della prima rispetto alla seconda. Il Romano nei saggi precedenti ha rivendicalo le capacità politiche dei ceti aristocratico e borghese dell'isola. Essi in effetti, finché si muovono nel ristretto ambilo dell'antico reguo, riescono a realizzare le loro prospettive politiche consistenti principalmente nel fare riconoscere alla Sicilia forme particolari di autonomia che danno loro la possibilità di mantenere il tradizionale predominio nell'isola. Ma apertosi con l'impresa dei Mille il problema della formo amministrativa da dare allo Stato unitario, èssi, per paura del riformismo garibaldino e de! movimento delle masse, votano senz'altro l'annessione incondizionata della Sicilia al Piemonte, senza peraltro inai rinunziare nel profondo del loro animo ai tradizionali privilegi di una particolare autonomia per l'isola, che però non riescono a far riconoscere dalla (.Infine dirigente settentrionale che impone invece la forma centralizzata e mantiene, sul piano nazionale, la provalenza nell'indirizzo amministrativo e politico del regno. La mafia è perciò anche lo strumento attraverso cut la classe dirigente siciliana cerca di conservare quel prestigio nell'isola, che le è venuto meno con l'unità, o, meglio, ohe non riesce ad acquistarsi in campo nazionale. Essa nasce infatti anello come reazione alle delusioni seguite all'unificazione, soprattutto per non essersi vista realizzata quella sicurezza per la quale i ceti dirigenti siciliani avevano inteso fare sacrificio dei tradizionali privilegi d'autonomia.
Ci pare perciò che, in definitiva, sul problema delle capacità politiche della classe dirigente siciliana, abbiano visto bene tanto il Romano, per il periodo ante-