Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <731>
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Libri e periodici 731
riore al 1860, quanto il Romeo, per il periodo immediatamente successivo, doven­dosi effettivamente riconoscere che essa, in campo nazionale, mantiene in generale una posizione di subordinazione, rispetto alla classe dirigente settentrionale, e che non mostra neppure di possedere piena consapevolezza dei compiti nuovi a cui è chiamata la Sicilia nell'ambilo della conseguita unità politica. Chiusa com'è poi in un miope conservatorismo, non poco contribuisce col suo agire a rendere più gravi le condizioni dell'isola.
Uno studio storico non vale solo per i risultati a cui giunge, ma anche per i problemi che riesce a suscitare. Il libro del Romano che, con quello del Romeo, è quanto di meglio ci abbia dato la più recente storiografia sul Risorgimento in Sicilia, assolve pienamente a questo duplice ufficio e col dare un positivo contri-buto di chiarificazione della storia dell'isola nel periodo della formazione della unità nazionale, e con l'aprire nuove vie all'indagine. FRANCESCO BRANCATO
DINA BERTONI JOVINE, Storia della scuola popolare in Italia; Torino, Einaudi, 1954, in 8, pp. 511. L. 2500.
Nuova nella impostazione e ben documentata è questa opera della Bertoni Jovine, che ha svolto un lavoro di primo ordine sia per l'esplorazione e lo spoglio minuto di opuscoli, leggi, giornali, volumi ecc., sia per l'utilizzazione del mate­riale. Se ricca è l'indagine e interessanti sono le prospettive, sconfortante risulta invece la conclusione dell'opera, fin dalle parole della premessa: ... il popolo è restato analfabeta o semianalfabcta nonostante le leggi, le istituzioni, i soccorsi portati alla sua miseria, perchè una scuola veramente adatta nello spirito e nella forma alle sue esigenze non è stata creata mai, perchè, soprattutto, fra scuola, cultura e lavoro non si è stabilito quell'intimo legame che può dare vitalità e consistenza ad un reale progresso civile (p. 16).
In questo volume diviso in due parti (prima e dopo l'unità), attraverso una analisi minuziosa viene presa in esame tutta la vita della scuola delle regioni italiane, posta in relazione al differente grado di sviluppo economico-sociale secondo i vari periodi; e ancora sono studiate le applicazioni pratiche degli edu­catori e le enunciazioni teoriche dei pedagogisti e dei politici che, per motivi diversi, hanno fatto del problema della scuola popolare un elemento essenziale, di lotta politica.
Dalla scuola dei principi illuminati (nel. rinnovamento della cultura-si giunge alla concezione dell'educazione nazionale nell'età del Risorgimento, con il mutuo insegnamento e gli asili aporthuii: si passa poi dalle esperienze ispirate alla rivo­luzione francese all'insegnaménto catechistico* coi ritornò dèi governi dispotici, alla caduta di Napoleone. In Piemonte, nel Lombardo-Veneto, nel Regno di Napoli, in Toscana e nello Stato Pontificio si precisano le strutture organizzative e la legislazione scolastica; ma di un rifiorire di saio le si potrà parlare solo quando l'iniziativa per una cultura popolare passa dalle mani dei governanti a quelle di privati (scuole di mutuo insegnamento; asili aportiani; scuola di S. Ccrbone del Lumbrusrhmi ecc.).
Il complesso lavorio di un cinqnantennio di studi, di progetti e di programmi è documentalo dai risultali statìstici relativi albi popolazione scolastica nei diversi Stati (risultati sconfortanti però, poiché l'inchiesta aveva rivelato) in Toscana,: che i nove decimi della gioventù restavano senza istruzione); da segnalare, in questa lotta di forze contrapposte (liberali, democratici, reazionari, clero ecc.), il gruppo moderato toscano con lo sue esperienze (cfr. R. GrAMi'iNi. G. P. Vieusonxi l suoi viaggi, i suoi giornali, i suoi amici, Torino, Einaudi, 195.3), le discussioni al Par­lamento sabaudo- (ottobre 1848) per la legge Buoncompagiri, la stampa edurativa del primo Risorgimento, e infino l'intero decennio 1849-1859 con le discussioni