Rassegna storica del Risorgimento
UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
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1954
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pagina
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733
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Libri e periodici 733
tue; d altro lato è studiata anche la sostanziale convergenza di idealisti e cattolici sul punto della libertà della scuola (cfr. la recensione al volume della Bertoni Jovine di M. CASACRANDE, in Belfagor, a. IX, n, 3, 31 maggio 1954, pp. 353-59).
RENATO GIUSTI
PAOLO ALATRI, Carducci giacobino. L'evoluzione dell'ethos politico; Palermo, Libre* ria Prima, 1953, in 8, p. 121. L. 800.
Non si può dire che la personalità politica di Giosuè Carducci, a circa cinquantanni dalla morte dello scrittore, sia completamente conosciuta. L'alta, vigorosa opera poetica del grande artiere maremmano, espressione di quell'energico, schietto, generoso sentire che ha indotto il Croce a definirla in un saggio famoso, come quella di un autentico omerida, ha, fino a questo momento, prevalentemente attratto gli studiosi, collocando in un angolo discreto ed ombreggiato gli altri aspetti della figura di Enotrio Romano. Non che la vicenda terrena del poeta non sia stata più volte oggetto di lunghe ed amorose indagini (le buone biografie antiche e recenti non mancano ed il ricchissimo epistolario in via di pubblica zione a cura di Manara Valgimigli provvede egregiamente ad integrazioni, rivalutazioni e rettifiche), ma quelle indagini furono spesso sacrificate al luogo comune dell'esaltazione obbligatoria del poeta-patriota, del vate della terza Italia, del cantore della lotta eroica per l'indipendenza e la libertà, del celebratore della Casa di Savoia, cui il fiero repubblicano degli anni giovanili finì, negli anni maturi, per rendere omaggio.
Un nuovo Carducci politico ci si presenta oggi dopo alcuni studi di Luigi Russo (La fede politica ed il nazionalismo letterario del Carducci, in Belfagor, 1950, I, e Carducci Giambico, in Belfagor, 1952, II), e, soprattutto, dopo questo volume di Paolo Alatri, che, pur partendo da alcune premesse del Russo, rappresenta un contributo veramente cospicuo ed essenziale e giunge a conclusioni che non concordano con quelle del Maestro dell'Ateneo pisano. L'AIatri ha studiato la personalità politica del Carducci ponendola in stretta relazione con la sua poesia, con le sue mille e mille pagine di prosa (l'ethos politico, l'urgenza del problema civile è'presente anche negli scritti carducciani più eruditi e più distanti), con le sue abbondanti confessioni epistolari che ci aiutano a comprendere la evoluzione degli atteggiamenti dell'uomo.
Uomo politico il Carducci non fu, non ostante più volte la vocazione politica lo traesse alle competizioni elettorali, né tanto meno scrittore politico dichiarato, ma i suoi scatti, i suoi moti d'ira, i suoi entusiasmi, le sue delusioni innanzi agli avvenimenti storici ed alla corruzione della sua età, riscontrabili tutti sulla pagina, non sono mai gratuiti e frutto di risoluzioni improvvise, ma scaturiscono da una seria meditazione, da un profondo e duro travaglio interiore, per cui l'eloquenza carducciana perde sovente il suo tono tribunizio per assumere quello amaro dell'uomo sofferente e deluso. Tale è il tono predominante della raccolta poetica dei Giambi ed Epodi, difficilmente salvabile, se valutata sul piano dell'arte, interessantissima, se considerata come equivalenza di quell'atteggiamento di cui bo fatto menzione. Il decennio dei Giambi ed Epodi rappresenta il momento più avanzato, il cui giacobinismo* alimentato dalla tradizione classica e dal persistente anticlericalismo, sfiora per un istante posizioni socialiste o più esattamente, posizioni tra giacobine e socialiste. Opportunamente l'Ala tri cita un passo del verbale della seduta del Consiglio Comunale di Bologna nel novembre 1869, la lettera al Cristiani del 1 maggio 1872, in cui lo scrittore non nasconde le sue simpatie per l'Internazionale, la deposizione a favore di Andrea Costa nel processo celebrato contro il rivoluzionario emiliano nel 1876 e molte altre lettere, che se non ci