Rassegna storica del Risorgimento

UMBERTO I RE D'ITALIA ; COMANDINI ALFREDO
anno <1954>   pagina <734>
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Libri e periodici
consentono di definire socialista il Carducci, ce lo rivelano, almeno per qualche tempo, più vicino nelle sue simpatie al proletariato sofferenti? che alia borghesie gaudente e faccendiere. Non si dimentichi d'altra parte che il poeta era sdegnato contro la classe dirigente italiana, da Itti ritenuta inetta e moralmente riprovevole, perchè incapace di risolvere i più urgenti problemi della vita nazionale e sociale, quella classe dirigente che nel 1867 lo aveva apertamente perseguitato per le sue idee repubblicane professate con molto coraggio e pari schiettezza. Al periodo giacobino con forti e frequenti venature socialiste segue la conversione monarchica i cui inizi si sogliono comunemente far risalire al 1878, anno della visita di Umberto I e Margherita a Bologna, L'incontro del poeta con la grazia della regina ha certamente la sua importanza, ma l'AIatri opportunamente fa notare che la conversione politica del Carducci ai doveva necessariamente verificare per­chè ... cominciava a prodursi nel suo animo un minor passionale attaccamento a quegli ideali politici più avanzati che fino ad allora avevano caratterizzato, in­sieme con la sua poesia, anche la sua personale posizione ideologica e politica. E il processo non interesserà soltanto i modi e le forme e l'ispirazione di quella poesia, ma tutta intiera la personalità dell'uomo, che passerà da posizioni corag­giosamente democratiche a posizioni quasi moderate, da posizioni repubblicane a posizioni monarchiche (p. 84). Né il fenomeno del revirement s> carducciano è un fenomeno isolato. Osserva a questo proposito l'AIatri: Avveniva insomma col Carducci, e a vent'anni di distanza quel riassorbimento di elementi democra­tici da parte della maggioranza moderata che aveva caratterizzato gli anni a cavallo del 1860 e in cui, senza volerlo, aveva avuto tanta parte lo stesso Garibaldi: non a caso alcuni tra i più noti di tali elementi erano generali garibaldini, come Gia­como Medici e Nino Bixio (p. 94). Mi piace ricordare a questo ponto anche un'osservazione del Busso, che per quanto eccessiva, non si può del tutto respin­gere: che cioè il Carducci non fu mai propriamente repubblicano né monarchico, ma generoso riecheggiatore poetico degli ideali della maggioranza.
L'ultima fase delle opinioni politiche del Carducci é quella del suo crispismo ed irredentismo. Quest'ultimo si spiega con le origini repubblicane dello scrittore ed il primo con la sua avversione a quel Depretis, dispregiato di continuo nelle prose, nelle lettere e perfino in una delle più solenni tra le Odi Barbare. Seguace del Crispi, ma avverso alla politica colonialista dello statista siciliano, come dimo­stra il suo rifiuto a prestarsi a speculazioni politiche che si volevano trarre dal disastro di Dogali; monarchico, ma con forti nostalgie repubblicane, anticlericale al punto da vedere la monarchia soprattutto quale oppositrice del potere tempo­rale dei papi e valida garanzia del perseguimento dell'indirizzo laico dello Stato: questo il Carducci nell'ultimo ventennio della vita, secondo il profilo che di lui ha tracciato l'AIatri. Anzi lo studioso conclude la sua ricerca, documentata e ricca di osservazioni originali ed acute, dichiarando senz'altro che il Carducci rimase sempre repubblicano anche dopo la conversione alla monarchia (p. 112). Se poi fece professione di fede monarchica e non seppe serbarsi integralmente repubblicano, ciò si spiega col fatto che in Italia il giacobinismo non ebbe mai veri legami con una classe sociale che di esso avesse potuto farsi l'ideologia portante (p. 120).
E mi pare sostanzialmente che l'AIatri abbia colto nel segno.
GIANCARLO D'ADAMO