Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; SPAGNA
anno <1954>   pagina <773>
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La seconda guerra d'indipendenza, ecc. 773
sassero agli avvenimenti politici di ogni regione della nostra penisola; soste­nessero calurosos y apasionados debates e, con la Divina Commedia, fa­cessero loro lectnra favorita Le mie prigioni de Silvio Pellico, libro enton-ces en gran boga. *)
Né, d'altra parte, fu minore l'interesse che suscitarono il liberalismo e la causa italiana in generale tra i democratici, alcuni dei quali aderiranno, in tempo successivo, al movimento repubblicano. Si pensi al giovanissimo Pi y Margall, a Nicolas Dfez Perez e, soprattutto, al Castelar, che ad illustrare la nostra storia dedicherà poi non poche pagine dei suoi scritti e per il rico­noscimento del regno d'Italia prouunzierà nelle Cortes un discorso veramente magistrale, bellissimo, tutto vibrante di passione e di entusiasmo. E la ra­gione è chiara. Gli avvenimenti del 1848 e del 1849 e la loro ripercussione sulla coscienza degli Spagnoli, fossero cattolici, moderati o progressisti, aveva generato in loro il desiderio di approfondire la conoscenza della storia e, soprattutto, della vita politica italiana per cercarvi cause e motivi che ser­vissero ad avvalorare le loro idee, a confermare il loro atteggiamento politico. E se i neo-cattolici e i moderati, ispirati dalla lettura dell'opera del visconte d'Axlincourt 2> o dalla traduzione che della Histoire de la Revolution de Rome di Alphonse Balleydier aveva fatto nel 1856 Francisco Forsde Casamayor, 3) pensavano che il papato era Punica grandezza vivente dell'Italia *) e che l'aspirazione unitaria e i moti irredentistici italiani erano conseguenza diretta delle società segrete e della Giovine Italia, le quali, poi, non avevano altra finalità che quella di fare della penisola uno Stato repubblicano, di dar vita a una Italia roja, i democratici, i liberali vedevano, invece, in quei nostri avvenimenti il motivo primo, e il più valido, della loro lotta contro ogni politica reazionaria, e non solo consideravano come la mas santa, la mas hermosa la causa della nostra indipendenza, ma credevano fermamente che era in Italia dove doveva por fin ventilarse la gran querella de los pueblos contra sus opresores. 5) Ecco perchè Victor Balaguer, che già nel 1848 aveva cantato in una ode la eroica sollevazione di Milano, appena nel 1855 si co­minciò a parlare di un possibile intervento piemontese nella guerra di Cri­mea, pubblicava nella Corona de Aragóh un articolo in cui, al tempo stesso che affermava di essere come spagnolo, catalano, liberale e giornalista un adoratore della libertà che un giorno aveva avuto in Barcellona un altare e dei sacerdoti tan nobles, tan integros, tan puros, tan grandes corno los iniembros del popular Consejo de dento, si rivolgeva a Vittorio Emanuele II, vàstago de héroes, per chiamarlo alla crociata della libertà e della indi­pendenza, per incitarlo ad impugnare con brio y resolución la espada del gran Filiberto, per spingerlo a deporre ormai dall'animo ogni dubbio. Los momentos scriveva son propicios !.,. El dia de la resurrección de las na-
1) V. BALAGUEH Mis recuardos de Italia, Barcelona, Luigi Tasso, 1890.
2) VISCONTE D'ARUNCOOBT, La Italia roja o Itistoria de las revolucionee de Roma, N-poJes, Palermo, Messina, etc.
3) A, BAIEYDIEB, Histoire de la Revolution de Rome, traducción de F. Fora de Casa­mayor, Barcelona, 1856. "
4} La frase, dovuta al eonte Rossi, si legge nella traduzione del Fora de Casamayor immediatamente dopo l'Imprimatur episcopale.
61 A. VÈKE7, LUZAKÓ, liistoria de la Revolution de Italia en 1848 y 1849, Madrid, 1853.