Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; SPAGNA
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1954
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787
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La seconda guerra d'indipendenza, ecc. 787
lanesi, nobili e popolane, si prodigarono nel curare ed assistere i feriti, qualunque fosse la loro nazionalità e la loro condizione sociale. *)
Da Montcbello a Palestro, da Magenta a Solferino l'esercito era passato di battaglia in battaglia, di vittoria in vittoria. Milano aveva aperto le sue porte alle aure di una nuova vita di libertà e di concordia. Più in là aspettavano Peschiera, Mantova e Verona; più lontano ancora, in un'attesa di fiducia e di speranza, Venezia. E, invece, d'improvviso, portato dai fili del telegrafo, un nome, mai sentito durante quella campagna, si propaga rapido: Villafranca; una notizia corre, si diffonde tra i soldati, raggiunge le città, passa le frontiere: È stato firmato l'armistizio !.
i La paz ! He aqui una palabra que de boca en boca ha recorrido en un instante los ànibitos de toda nuestra ciudad. 8 La paz se ha firraado y la Italia no es libre ! " he aqui una verdad que ha envuelto en el pasino a todos los ànimos. Con queste parole il Joarizti, il 14 luglio 1859, iniziava l'articolo di fondo della Corona de Aragón, articolo ricco di spunti polemici che, nei giorni seguenti, gli serviranno per esaminare a fondo la politica italiana di Napoleone quale questi aveva indicato nei suoi discorsi e nei suoi proclami e quale invece risultava nella realtà dopo l'armistizio di Villafranca. E le conseguenze non erano certo lusinghiere sia che si guardasse all'Italia sia alla Francia e all'Europa. All'Italia, ove lo scontento, la delusione, l'amarezza avrebbero finito col cambiare in odio l'entusiasmo dei giorni in cui si credette in Napoleone come nel liberatore; alla Francia, ove i nemici dell'impero ne avrebbero approfittato per gettare il ridicolo sull'imperatore, sui suoi atteggiamenti spavaldi, sulle sue parole arroganti; all'Europa, ove l'Inghilterra, facendo leva sullo scontento degli Italiani, avrebbe cercato di riprendere il ruolo di protettrice dei diritti e della libertà delle nazioni che Napoleone, facendo sua la causa italiana e dichiarandosi risoluto difensore della sua indipendenza, le aveva strappato.
Ma perchè, si domandava il Joarizti, Napoleone s'è fermato al Mincio, ai è trattenuto dinanzi ad un esercito di duecentomila uomini e a quattro città fortificate, s'è affrettato a firmare la pace? A queste domande egli rispondeva in modo sicuro e contundente: perchè Napoleone ha modificato i suoi piani, perchè ha avuto paura. Napoleón scriveva tiembla por sus intereses, y por sns interescs ha sacrificado a la Italia. La sua non è paura degli eserciti né delle fortezze austriache, ma del desiderio d'indipen-
?y Cada vez que Degù un cunvny de heridos, el pueblo todo ncudc cu tropcl para reei-birlo. y las peraonas mas elovadas se los urrebatun para llevàrsclos a sus casas. Basta dccirle a Vd. que de los heridos que bau llcgado basta allora, y suri muchos, niuguno ba ido al hospital... No bay una cosa medio acomodada en Milan, que no tenga un derìdo; no bay una dama do posición (jtit no coté en los hospitolfis posandone alli el dia y la noebe cnidando a los defenso-res de la patria : El Telègrafo, corrispondenza da Milano. 27 giugno 1859. Non c'è da meravigliarsi, dopo questo, se di fronte a tanta gentilezza d'animo, a tanta abnegazione egli si sentisse ispirato a scriverà tiOM dnjels del amor, a celebrare come Providencia de los heridos quelle donne che, al capezzale dei feriti,
<c...... comò un voi de mariposus
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santo de amor llurs penati cndolsian
y ónjcls de caritàt los consolnvun. (Op. cit., p. 102).