Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <791>
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Dai libertini agli illuministi 791
sinché un giorno egli ai trova braccato dall'Inquisizione di Torino e si solva soltanto per la protezione di Vittorio Amedeo II, allora al colmo delle proprie controversie anticuriali.
Sino dal 1718, infatti, il conte di Passerano è giunto a quella che, più tardi, dipingerà come la propria conversione. Lo sfruttamento della cre­dulità popolare, da parte di fraterie ingorde, o le clamorose ripercussioni sollevate anche nel Piemonte dalla querela dei riti cinesi lo hanno con­vinto che la religione controriformistica non sìa altro che ciurmerla di sacer­doti impostori. A questo, egli dirà più tardi essersi aggiunta anche la lettura di libri protestanti per staccarlo definitivamente dal cattolicesimo. Dallo studio poscia della Bibbia, trarrà una decisa avversione per il Vecchio Testamento ed una convinzione altrettanto decisa dell'irrimediabile trali-gnamento della Chiesa dall'originario insegnamento del Cristo. Determi­nante, infine, nell'evoluzione del suo spirito, sarà l'esempio dell'anticuria-lismo sabaudo, con le sue implicazioni regalistiche e machiavellesche sul terreno politico e le sue acerbe controversie sul terreno economico-finan­ziario, in cui tornano di attualità non solo le tesi del Sarpi o del Simon sull'evoluzione storica del cattolicesimo, ma addirittura quelle radiealistiche sulla primitiva società apostolica, scevra al tutto di beni e di ambizioni mondane. In quel clima, appunto, maturerà nel Radicati la speranza di tra­sformarsi in ascoltato consigliere di Vittorio Amedeo II e volger il braccio autoritario dello Stato sabaudo al compimento di un grande disegno di riforma politicoreligiosa, diretto a strappare ogni ricchezza e potere alla aborrita casta sacerdotale e restaurare l'originaria legge del Cristo, identi­ficata dal nostro con la legge medesima della natura.
Una tale speranza non tiene conto, però, dei limiti intrinseci dcll'anti-curialismo sabaudo, inteso solo alla difesa di interessi contingenti e per niente desideroso di sboccare in moto di riforma religiosa. Agli inizi del 1726, l'ormai imminente riconciliazione di Torino con Roma fa temere per la propria sicurezza il Radicati al punto di indurlo a riparare in Inghilterra. Inutilmente di là cercherà ancora di farsi ascoltare dal Savoia, inviandogli il manoscritto dei propri Discorsi morali, storici e politici: l'arditezza di questi ultimi servirà soltanto ad esasperare la corte di Torino ed a riba­dirne l'ostracismo verso l'esule, che il ritorno in Italia della moglie e la confisca del patrimonio lasceranno a Londra in una vita sempre più angu-stiosa di solitudine e di povertà.
L'avvento al trono di Carlo Emanuele III ravviva per un istante le speranze del Radicati di rientrare nelle grazie sovrane. Ma queste, al solito, si dileguano, in seguito alla pubblicazione da parte dell'esule di un opu­scolo sull'abdicazione e la prigionia di Vittorio Amedeo II, che fa riardere contro di lui l'ostilità della corte di Torino. Sempre più assillato dalla mi­seria e dalle sventure, così da meditar a volte il suicidio, il Radicati non pensa più, da allora, che a trasmettere il proprio messaggio ai contempo­ranei, pubblicando tra mille difficoltà i suoi Discorsi, ed altri opuscoli, fra cui un Parallelo tra Maometto e Sosem (trasparente anagramma per Mosè) ed una Dissertazione filosofica sulla morte. In essi, al mito libertino dei legi­slatori ed impostori od alla polemica contro la chiesa sacerdotale e la legge del Vecchio Testamento, si uniscono l'esaltazione della natura, somma perfezione, davanti a cui impallidiscono tutti i concetti umani, sino a quelli