Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <792>
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792 Giorgio Spini - Franco Venturi
stessi dì vita e di morte, e tutte le artificiose leggi di tana società corrotta, che ambizioni di ricchezza e di potere hanno fatto decadere dal suo felice stato originario di assoluta innocenza e beatitudine, ove erano assenti e proprietà privata e gerarchie e costrizioni d'ogni sorta, talché gli uomini vivevano senza peccato, quasi al di là del bene e del male. Mirabile legi­slatore, dunque, è stato per il Radicati Gesù Cristo, il quale ha tentato d'indurre gli uomini a ritornare a cosi beato ed innocente stato di natura. E nefanda è stata la corruzione apportata dall'impostura sacerdotale a questa originaria dottrina del Nazareno. Sì che urge ormai il ritorno verso lo stato di natura, già auspicato dal Cristo, cioè verso una condizione di perfetta democrazia, libertà e comunanza di beni fra gli uomini. Anche se poi, nella scelta dei mezzi concreti e politici per l'attuazione di questa radi-ealissima riforma, la mente del Piemontese oscilla ancora, a seconda dei mo­menti, fra la nostalgia del diseguo primo, cioè dell'impiego del braccio dello stato machiavellico contro la chiesa sacerdotale, alla maniera di Enrico Vili o del regalismo sarpiano, e l'esaltazione della libertà storicamente realizzata dalla felice Inghilterra, attraverso un regime misto di popolo, aristocrazia e monarchia.
Alla voce dell'esule risponde, tuttavia, la polemica degli stessi deisti inglesi, scandalizzati dalla sua concezione fra libertina e quietistica, come ben la definisce il Venturi, dello stato di natura e pia ancora dell'arditezza con cui la sua Dissertazione filosofica sulla morte difende una totale libertà, non escludente neppure quella di porre fine col suicidio ad una vita di sofferenze. H vescovo di Londra reclama l'arresto del Radicati ancorché egli tenti di farsi passare per un martire della causa protestante ed il Piemontese deve al clima di libertà dell'Inghilterra se la vicenda si chiude senza conseguenze troppo gravi. Stanco perciò anche del soggiorno inglese, il Passerano se ne va in Olanda, tradizionale asilo di ogni perseguitato, ove nel 1736 ristampa i Discorsi ed altri opuscoli polemici, fra cui un parallelo fra Licurgo ed il Nazareno, dedicandoli a Carlo III di Borbone, di fresco asceso sul trono di Napoli. Un'estrema speranza sorride invero al suo spi­rito tormentato: che questo principe novo, a guisa appunto del principe vagheggiato dal Machiavelli, assuma il grande compito lasciato cadere dai Savoia, cioè Uberi dalla tirannide papale ed unifichi politicamente la chère patrie italiana. Tanto anzi il Radicati s'infervora in questa speranza che arriva a dichiararsi senz'altro suddito del monarca borbonico. Ed in tale auspicio - la prima ed una delle più chiare affermazioni settecentesche dell'idea di unità d'Italia, come ben la definisce il Venturi chiude gli occhi all'Aia, il 24 ottobre 1737, sotto il falso nome di Albert Barin.
Geniale penetrazione dei problemi della storia delle idee ed ammirabile padronanza del pensiero settecentesco ed ampiezza robusta di orizzonti e magistrale capacità di risalire dall'analisi del particolare alla visione d'in­sieme dei fenomeni di carattere universale, fanno, come si è detto, di questo saggio del Venturi un vero modello d'indagine storica. In modo speciale, le pagine da lui dedicate alla ricostruzione dell'ambiente piemontese del primo Settecento o dell'anlicurialismo di Vittorio Amedeo li sono di tale eccellenza da meritare senz'altro di restar classiche in argomento. Se dunque adesso ci permetteremo di affacciare qualche punto interrogativo, lo faremo sempre con l'animo del lettore entusiasta, desideroso di ulteriori chiarimenti,