Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <794>
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794 Giorgio Spini Franco Venturi
conoscenza abbastanza ampia della pubblicistica storica e storicoecclesia­stica francese, che da autori cari alla tradizione anticuriale come il Mézéray, o dal Maimbourg e dal Fleury, giunge ai polemisti ugonotti esuli in Olanda, come il Bayle, il Barbeyrac, il Basnage. Tale cultura francese del nostro ai arricchisce per di più di un suo tono quanto mai caratteristico, costi­tuito da letture molteplici di narrazioni di missionari e viaggiatori intorno a paesi extraeuropei, denotante l'acuto interesse del Radicati per il pro­blema dei buon selvaggio e delle relazioni fra religioni extracristiane e cristianesimo. H tutto, infine, sbocca in quello che è, evidentemente, l'ultimo e più. recente strato geologico, costituito da letture amplissime di autori inglesi, fatte con ogni verosimiglianza dal Radicati durante il proprio sog­giorno a Londra, il quale abbraccia al tempo stesso teologi protestanti libe­rali, come il ChiHingworth, pubblicisti satirici, come lo Swift, pensatori ete­rodossi, come lo Hobbes, e deisti, come il Collins ed il Toland.
Confrontando il tutto con la cultura dei più famosi fra gli Italiani con­temporanei del Radicati Vico, Gravina, Giannone, Metastasio, gli Arcadi, L. A. Muratori , ovvero con l'orizzonte spirituale di un Montesquieu degli anni fra le Lettere Persiane e la pubblicazione dell'Esprit des lois, ovvero di un Voltaire degli anni attorno alle Lettere sugli Inglesi, si arriva perciò a conclusioni abbastanza interessanti.
Rispetto agli Italiani, è chiaro che al Radicati mancano del tutto quei fortissimi interessi letterari, quella formazione tecnica di giurista, o quella passione erudita, che hanno tanta parte nella cultura di costoro. Qui nous délivrera des Grecs et des Romains? Dalle pastorelle d'Arcadia, dal tecni­cismo giuridico, dall'alma retorica ciceroniana o dalla erudizione filologica, che riempivano il cervello dei più colti fra gli Italiani del suo tempo, il con­tino Alberto era stato già liberato in partenza dalla sua stessa nobilesca ignoranza. E nello spazio così restato vuoto, c'era posto per la Bibbia, le ardite riflessioni sullo stato di Natura o la curiosità per le più eterodosse letture protestanti, assai maggiore di quello che non vi fosse usualmente nel cervello degli Italiani del primo Settecento. Il giudizio del malevolo ano­nimo intorno alla mancanza nel Radicati di studi di retorica, di filosofia e di legge esce in sostanza confermato. E la mancanza di questo bagaglio tradizionale di cultura è un elemento che serve non poco a spiegare la stri­dula originalità della voce del Piemontese, rispetto a quelle della intellet­tualità italiana del suo tempo.
Ma anche rispetto ai pionieri francesi dell'Illuminismo, è evidente che al Radicati mancano del tutto determinati interessi culturali o determinate curiosità, che sono viceversa caratteristiche del clima settecentesco. E si tratta stavolta non più d'indifferenza rispetto a problemi di una cultura retorica od erudita, a carattere tradizionalistico e conservatore, sibbene rispetto a problemi tipici di quella che era allora una cultura moderna, spregiudicata ed innovatrice: filosofia cartesiana o leibnitziana; scienza e matematiche newtoniane, dibattiti di economia, di finanza, di arti. Un uomo che passa in Francia gli anni 1719-21 e sembra non accorgersi nem­meno del ciclone finanziario che sta sconvolgendo l'Europa o delle dispute attorno a Cartesio e Newton; che vive in Inghilterra al tempo del Walpole ed a brevissima distanza dalla pubblicazione delle Lettere del Voltante, senza mostrare ombra d'interesse per i progressi scientifici od i successi econo?