Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <795>
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Dai libertini agli illuministi 795
mici degli Inglesi; che esalta la natura e non sente mai la tentazione di indagarne i misteri, nemmeno raccogliendo pianticelle al modo del fratel suo spirituale Gian Giacomo, è conveniamone una ben strana sorte di uomo del Settecento. E certe sue sordità non si spiegano altrimenti che riflettendo che si tratta di un autodidatta, uscito da un ambiente cultu­ralmente arretrato come quello della sua Torino, il quale perciò si è fatto una cultura ancora in gran parte legata al passato seicentesco, buttandosi sulla politica machiavellica e sulla religione, anziché sulla scienza, l'econo­mia, la filosofia ecc., proprio perchè in politica ed in religione anche gli improvvisati, cui manca la possibilità di risolvere problemi tecnici di una certa complessità, posson sempre illudersi di avere scoperto la panacea uni­versale. Felix culpa, d'accordo, se proprio essa spinse il nostro verso le più ardite ed interessanti delle proprie conclusioni. E colpa più. che largamente espiata dall'intrepida costanza nelle proprie convinzioni e dall'appassionato sforzo di approfondimento dei propri problemi, attraverso meditazioni non di rado geniali ed anticipatrici del futuro. Ma tale almeno da farci sentire sino a che punto il Radicati sia ancora figlio dell'Italia barocca, tacitista o libertina, anziché dell'Europa dei lumi.
Una seconda osservazione vorremmo poi fare a proposito della con­versione del Radicati, sulla quale il Venturi accetta in sostanza la versione data dal Radicati medesimo nell'anzidetto Récit fuielle autobiografico ponen­dola all'anno 1718 ed attribuendola al concomitante influsso della scoperta delle ciurmerie fratesche, della lettura di opere protestanti ed infine dello studio della Bibbia. In base a queste indicazioni del Radicati, infatti, il Venturi lavora ammirabilmente di finezza, con una serie di indagini gusto­sissime intorno ai pasticci combinati dai frati di Torino in quel giro di anni e sulle possibilità per il suo eroe di procurarsi in Piemonte opere protestanti. Laddove noi lo confessiamo non siamo restati molto persuasi della effettiva possibilità per il Radicati di procurarsi opere protestanti in Pie­monte, e comunque proporremmo uno schema di ricostruzione della sua crisi spirituale lievemente diverso da quello del Venturi.
Nel Récit autobiografico, il nostro Piemontese afferma di non avere mai fatto uso della ragione, cioè di essere restato fedele cattolico, sino a venti anni, vale a dire sino a questa famosa data 1718. Soltanto allora, cune a venture assez bizarre me fit tout à coup ouvrir les yeux et soup-conner la doctrine, que j'avois apprise dal frate suo primo maestro. Per la scoperta delle imposture dei frati di Torino, cioè, egli sarebbe restato nella più grande confusione, ed in seguito a ciò-, ormai disgustato del cat­tolicesimo, si sarebbe messo a leggere libri protestanti e la Bibbia, giun­gendo così a posizioni decisamente eterodosse. Ciò, tuttavia, non im­plica che scoperta delle imposture fratesche, letture protestanti o bibliche e formulazione di nuove teorie religiose siano avvenute tutte a venti anni, nel breve giro di dodici mesi dal gennaio al dicembre 1718, e pertanto unicamente sotto l'influenza delle correnti d'idee agitantesi nel Piemonte sabaudo. Nulla ci vieta di pensare che, anziché dodici mesi, questa evolu­zione sia durata più a lungo nel tempo. Anzi, ce lo suggerisce il Venturi stesso, il quale dimostra, a pag. 48, come nel Récit non manchino alcune incongruenze cronologiche, a proposito della conversione. Mentre il Radi­cati, cioè, afferma che la prima spinta ad abbandonare il cattolicesimo gli