Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <797>
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Dai libertini agli illuministi 797
militari lo stipendio, per il solo gusto di far circolare libri proibiti. Tanto è vero che, con tutte le sue minutissime indagini, il Venturi non è riuscito a individuare un solo caso di effettiva circolazione clandestina di scritti protestanti.
Di casi del genere, al tempo di Vittorio Amedeo II, se ne parlò, in venta. Ma solo al tempo della guerra della Lega d'Augusta, allorché anche in Piemonte piovvero giù, irrequieti e battaglieri, gli ugonotti esuli dalla Francia. Il clero tuttavia protestò ed i libri eretici furono rastrellati marni militari. E, prima ancora che il sec. XVII si chiudesse, la pacificazione tra il Re Sole ed il Savoia portò all'espulsione anche degli ugonotti, in quanto Vittorio Amedeo II s'impegnò a cacciare dai propri Stati tutti i religionari, che fossero nati sotto la corona di Francia. Dello zelo, anzi, che il Savoia mise ad eseguire questo impegno è prova eloquente il fatto che non si con­tentò di espellere i protestanti francesi, ma cacciò gli stessi valdesi delle vallate cisalpine, come il Vai Porosa, che sino alla guerra avessero fatto parte dei domini del Cristianissimo. Ed è superfluo ricordare come questi esuli, fra cui era persino Enrico Arnaud, l'eroe del Glorioso Rimpatrio, si recassero nel Wiirttemberg, fondandovi dei villaggi, ove ancora oggi cognomi e toponimi denunciano chiaramente l'origine subalpina della popolazione.
La politica rcgalista di Vittorio Amedeo II non implicava davvero un atteggiamento di tollerante benevolenza nei confronti dei protestanti. 11 Savoia fu costretto a concedere l'editto del 1694 a favore dei valdesi ed a tollerare in Torino mercanti e militari eretici per motivi comprensibili di politica internazionale o d'interesse economico: scoppiata poi la guerra di successione di Spagna, s'impegnò nel 1704 con l'Inghilterra non solo a mantenere questo conto, ma ad estenderlo altresì ai valdesi del Pragelato qualora il prospero successo della guerra trasferisse tale vallata dal domi­nio francese a quello sabaudo. Ma la conclusione della pace portò anche !*.: stavolta ad un irrigidimento della politica religiosa di Vittorio Amedeo ed i valdesi del Pragelato, malgrado ogni promessa in contrario, vennero dispersi o cattolicizzati a furia, in seguito all'editto sabaudo del 1716, di pochissimo anteriore, cioè, alla conversione del Radicati. In un clima simile, è piuttosto difficile ammettere che i protestanti stranieri stessi, a Torino, possano avere svolta una qualche azione propagandistica: basta pensare all'editto del 1725, con cui si ingiunge ai mercanti ginevrini di abitare in osterie, anziché in case private, acciò che la polizia possa me­glio sorvegliarne le mosse. E basta pensare alla testimonianza del tedesco J. C. Keysler, pubblicata dal Venturi stesso, secondo cui in Piemonte i libri eretici sono proibiti con durezza indescrivibile e ben superiore a quella usata in altri Stati italiani. La testimonianza del Keysler è piuttosto tarda, perchè è del 1729: ma non è tutta da buttare via.
E quanto al protestantesimo , di cui frati e preti si lagnano a pro­posito di Vittorio Amedeo II, non si tratterà forse di accuse altrettanto fondate di quelle di cripto-comunismo, chetante anime belle del nostro tempo distribuiscono generosamente a destra ed a sinistra ? A meno che non facciano il paio con un casetto accaduto di fresco, in quel di Milano, allorché nn paio di anni or sono il cardinale arcivescovo Schuster inviò ai propri parroci un questionario, chiedendo loro di segnalargli quali istituzioni protestanti esistessero nelle rispettive parrocchie. Da quanto se ne lesse sulla