Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <798>
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798 Giorgio Spini - Franco Venturi
stampa cattolica, si potè accertare che parecchie di quelle che i buoni par* roci ambrosiani segnalavano al loro presole come istituzioni protestanti, non erano, in realtà, che circoli comunisti o società di Ubero pensiero...
L'unico canale plausibile, attraverso cui la pubblicistica protestante avrebbe potuto raggiungere il Radicati, sarebbe - se mai quello delle ambasciate straniere, specie di quella inglese. Ma abbiamo prove stringenti che egli l'abbia frequentata? Ed allora, perchè pensare che si sia procurato libri protestanti in Torino, fra mille difficoltà, e non, piuttosto, che egli se li sia letti, con tutto comodo, durante il soggiorno in Francia?
Che in Francia il Radicati abbia avuto contatti con protestanti, lo insi­nua il solito anonimo malevolo e lo ammette anche il Venturi. L'anonimo anzi, insinua addirittura che persino la seconda moglie francese del nostro sia stata allevata nei dogmi delle Sevenne , il che il Venturi nega sulla base di prove incontrovertibili. A voler essere pignoli, però, dovremmo dire che nessuno ci garantisce che costei non venisse, per l'appunto, da una fami­glia ugonotta, catalizzatasi per opportunismo al tempo del Re Sole e ma­gari restata in contatto con amici o parenti ugonotti. Non abbiamo prove, cioè, né per affermare né per escludere che i contatti del Radicati coi pro­testanti francesi siano avvenuti in ambiente abbastanza vicino a quello ove egli trovò una seconda moglie. Comunque, contatti del genere vi dovettero essere: e non v'è da stupirsene, pensando che, proprio in quegli anni della Reggenza, gli ugonotti stavano rialzando la testa, come un po' tutti gli umiliati ed offesi del precedente regime. Ed è pensabile che la seconda moglie francese fosse di una pasta alquanto differente da quella della defunta de­vota di Torino, se essa, per qualche anno almeno, andò d'accordo con un miscredente della forza del Radicati e potè far mormorare sul conto della sua ortodossia un ben pensante, come il malevolo anonimo.
Un po' tutto questo soggiorno francese, d'altronde, può avere avuto maggiore importanza nella vita del conte di Passerano di quel che egli non lasci trasparire dal suo RScit autobiografico. Alla fine dei conti, il nostro aveva allora fra ventuno e ventitré anni, cioè si trovava proprio in un'età decisiva per la formazione della sua mente e del suo carattere. Da pochis­simo tempo, come si è visto, aveva incominciato a fare uso della ragione, cioè a rimuginare dubbi nel cervello su quello che gli aveva insegnato il frate maestro. In quella Francia ribollente di una tumultuosa vitalità, dopo la scomparsa del Re Sole, avrà pure avuto degli incontri, delle letture, delle discussioni con qualcuno: non vorremo mica pensare che il Radicati sia stato un giovanotto tutto pepe e arrisicate curiosità intellettuaU sino a tanto che viveva nel suo Piemonte Beozia d'Italia e sia diventato di un colpo sordo e cieco, non appena messo il piede nel tanto più libero e spre­giudicato ambiente francese della Reggenza?
Non vorremmo fare galoppare troppo la fantasia, o esagerare per amore di tesi. Ma non possiamo dimenticare che il malevolo anonimo scrive che la eterodossia del Radicati si riveld in occasione delle controversie degli uomini di Passerano. Dunque, prima di quelle controversie, immediatamente suc­cessive al suo ritorno dalla Francia, di eterodossia non aveva dato ancora visibili segni esteriori. Non sarà questo un indizio della maturazione inte­riore avvenuta nel Radicati durante il soggiorno in Francia ed insieme di un'abitudine da Ini contratta proprio in tale soggiorno, ad esprimersi e sen-