Rassegna storica del Risorgimento
ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno
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1954
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pagina
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799
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Dai libertini agli illuministi 799
tire, con maggiore libertà di quella abituale nel ristretto ambiente piemontese? E un fatto che, dopo il ritorno dalla Francia, il conte di Passcrano è ascoltato con ima certa attenzione da Vittorio Amedeo II. Facciamo pure la tara anzi, una grossa tara su quello che il Radicati vorrebbe farei credere a proposito dei suoi rapporti col proprio sovrano, atteggiandosi a segreto ispiratore della politica ecclesiastica di Vittorio Amedeo II. Dovremo, comunque, ammettere che il Savoia ascoltò davvero, con un certo interesse, il Radicati, il quale, viceversa, per avere diritto all'attenzione del re, non poteva vantare uè importanti unici ricoperti, né particolare competenza giuridica o teologica o politica, né età grave ed autorevole. Poiché ricaviamo dalla lettura del Venturi che a Torino si guardava con interesse, non scevro di una sorta di invidia o di ammirazione, al gallicanesimo 'francese, possiamo anche pensare che il solo titolo del Radicati all'attenzione del proprio sovrano fosse per l'appunto la sua qualità di reduce da questa grande ed ammirata Francia.
Tutte queste possono anche essere congetture oziose. Resta il fatto che, secondo noi almeno, è assurdo pensare che il Radicati abbia impiegato gli anni da lui trascorsi in Francia unicamente a faire l'amour giorno e notte con la seconda moglie. Il che non vuol dire, si badi bene, che egli impiegasse tutto il tempo avanzatogli alle carezze coniugali soltanto a compulsare tomi di teologi riformati. Che, al contrario, benché il nostro ci tenga a farci sapere di avere letto qualcosa del Calvino, del Lutero e del teologo ginevrino Pictet, non v'é traccia nei suoi scritti di un'autentica influenza della teologia riformata. È più probabile dunque che egli abbia, sì, leggiucchiato qualcosa del genere, mentre era in Francia, non fosse altro per avere un'idea di chi mai fossero questi famigerati Riformatori, ma che la sua attenzione sia stata attratta in misura assai maggiore da scrittori, come il Bayle tanto per fare qualche esempio il Saint Evremond, il Fon-tenelle ecc., il cui nome correva allora sulle bocche di tutti e la cui traccia è ben visibile negli scritti pubblicati dal nostro durante il proprio soggiorno inglese. Come è probabile che egli, una volta rientrato in Piemonte ed interessatosi appassionatamente della controversia anticuriale della corte sabauda, abbia aggiunto a queste prime letture eterodosse, tutto quell'altro complesso di opere italiane, francesi e latine di politica machiavellesca e regalistica, storia, controversia ecclesiastica ecc., di cui sopra abbiamo ampiamente discorso, ed in paragone a queste, la giovanile curiosità per gli autori protestanti sia restata come un episodio senza troppo gravi conseguenze. Lo stesso Venturi, alla fine dei conti, esprime il sospetto che il nostro abbia assai calcato le tinte di quella giovanile lettura di autori protestanti, allorché scriveva la propria autobiografia, in un paese, come l'Inghilterra, ove aveva tutto l'interesse a farsi passare per martire della causa protestante. E non nega nemmeno (per esempio, a proposito dei rapporti fra il Radicati e Vittorio Amedeo II) che talora nel suo eroe vi fosse uno zinzino di millantatore o di illuso. Sarà: ma questa storiella di un Radicati convertito dalla lettura dei teologi protestanti e della Bibbia, ha un tal odore di aneddoto edificante, ad uso e consumo di un pubblico protestante...
Non ci dimentichiamo, fra l'altro, che l'asserito influsso protestante sul Radicati del periodo giovanile non è tanto forte che egli, nei primi tempi dello stesso esilio londinese, non continui a dichiarare a Vittorio Amedeo II