Rassegna storica del Risorgimento
ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
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1954
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pagina
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800
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800 Giorgio Spini - Franco Venturi
di volere restare cattolico e addirittura a recarsi all'ambasciata francese, insieme alla moglie, per ascoltarvi la messa. Insomma, per quanto riguarda il periodo franco-piemontese della vita del Radicati, che è poi quello della formazione delle sue idee basilari, il momento protestante, secondo noi, andrebbe ridotto alquanto, rispetto a quello (per servirci dell'indovinata espressione del Venturi) fra libertino e quietistico. Questione di sfumature, al solito; ma sfumature che hanno pure un qualche significato storico.
Certo, per potere pronunziare giudizi più sicuri, occorrerebbe risolvere il vero enigma di tutta la faccenda, che è poi il rapporto fra il Radicati ed il quietismo. Laddove elementi sicuri per questa soluzione non ne esistono, al di fuori di una delle solite insinuazioni del malevolo (ma non troppo male informato...) anonimo, secondo cui il nostro, già al tempo delle controversie fra il Radicati ed i contadini di Passerano, avrebbe mostrato la propria passione per una sua ideale religione puoco meno che quietistica. Talché il Venturi, pure rilevando, con l'intelligenza acutissima che gli è propria, il forte sentore quietistico che ha in sé la concezione radica-tiana dello stato di natura, ritiene che di esso sia difficile trovare altra origine, al di fuori di quella tutta personale ed intima, che abbiamo vista emergere fino dai primi anni della sua vita (pag. 259). E poiché egli conosce ammirabilmente il Settecento piemontese in genere e le carte d'archivio relative al Radicati in specie, è veramente arduo osare in qualche modo distaccarsi dal suo parere. E un fatto, però, che di quietismo si doveva pure parlare in qualche modo nell'ambiente familiare del Radicati, se tale vocabolo ricorreva d'istinto sotto la penna dell'anonimo parente. Magari se ne sarà parlato in maniera quanto mai vaga ed imprecisa, a guisa di sinonimo di sfrenata licenza morale. Però se ne parlava; ed il contino Alberto non era davvero tipo da sentir parlare di dottrine nuove e singolari, senza avere voglia di saperne qualcosa di più. Tanto più che di quietismo, guarda caso, se ne era parlato assai nel Piemonte dell'ultimo Seicento, pochi anni prima che il nostro aprisse gli occhi alla luce. E questa infiltrazione quietistica nel Piemonte seicentesco aveva avuto luogo, guarda sempre caso, proprio nella stessa classe aristocratica, cui appartenevano i Radicati.
Parlando della famiglia Radicati, il Venturi ricorda un vescovo di Casale, Pietro Secondo Radicati, famoso per le sue violente controversie giurisdizionali con la corte sabauda (al cui proposito noi avremmo voglia di parlare di ironia delle sorti, ricordando come per l'appunto cotesto monsignor Pietro Secondo Radicati di Cocconato, fosse stato autore pochi anni prima di una roboante ed ampollosissima Orazione in occasione del rendimento di grazie per il possesso preso dello stato di Monferrato da Vittorio Amedeo II duca di Savoia, stampata a Casale nel 1708, in 4). Orbene, il Monferrato era stato, alla fine del Seicento, teatro delle vicende del quietista marchese Scarampi e della conventicola attorno a lui radunatasi. Né Passerano o Cocconato sono poi a distanza astronomica da quella Vercelli, ove, sempre sul cadere del sec. XVII, aveva avuto il proprio seggio episcopale il quietista raons. Agostino Ripa. A proposito del quale, basterà ricordare come egli avesse come ospiti madame Cuyon ed il padre Lacombe e come il Lacombe fosse confessore personale del Ripa, laddove madame Guyon pubblicava proprio a Vercelli, nel 1686, la sua Explication de VApocalypse. Poiché non c'è nessuna prova come si è detto che il Radicati abbia