Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <801>
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Dai libertini agli illuministi 801
avuto davvero rapporti diretti e precisi con il quietismo., è difficile dire se si debba attribuire o meno un qualche significato a tali coincidenze, relative, oltre tutto, ad mi periodo anteriore di gran lunga alla conversione del nostro, E un fatto, però, che queste coincidenze esistono.
E soprattutto è un fatto che, nella solita Francia del 1719-21, il Radi­cati poteva benissimo sentire parlare del Fénélon, della fSuyon e delle rela­tive polemiche religiose. Né c'è bisogno di ricordare quanto il Venturi scri­veva in altre sue monografie a proposito dell'ammirazione per il Fénélon in ambienti protoilluministici francesi. Comunque, se proprio non si vuol pensare ad una diretta influenza quietistica, sempre alla cultura francese, tra la fine del Seicento ed i primi del Settecento, ci si potrebbe riferire per trovare l'ascendenza ideale della concezione radicatiana dello stato di natura, con frutto, a nostro avviso, maggiore che non pensando a quel mondo delle sette radicalistiche protestanti del Cinque e Seicento, cui inclina a pensare molto spesso il Venturi. Che il Radicati abbia respirato a pieni polmoni l'atmosfera della Ubera Inghilterra, che ne abbia letto con appassionato interesse la più. ardita pubblicistica politicoreligiosa e che da essa abbia tratto più di uno spunto, nessuno lo vorrà negare. Né si vorrà negare che vi sia stato in lui una sorte di studio costante di assimilazione, ora presen­tando la propria vicenda come quella di un martire della causa protestante, ora equiparando al possibile le proprie posizioni a quelle del protestantesimo liberale o del deismo whig, fiorenti nell'Inghilterra walpoliana, ora addirit­tura professandosi ammiratore, nella chiusa della Histoire de la profession sacerdotale ancienne et moderne, del sistema ecclesiastico introdotto dai saggi magistrati di quelle Provincie Unite, in cui egli cercava scampo alle pro­prie traversie londinesi. II nucleo fondamentale del suo pensiero, tuttavia, ci Sembra maturato in un'atmosfera culturale prevalentemente franco-pie­montese, e quindi cattolica (nella misura almeno in cui anche libertinismo, naturalismo o quietismo rientrano nella dialettica storica della Controri­forma), anziché in un'atmosfera culturale anglo olandese e protestante. Tanto è vero che gli ambienti deisti inglesi, imbevuti di una mentalità protestante, non tardarono a reagire polemicamente contro le sue posizioni. Il Venturi si richiama all'antinomianismo ed alle sette radicalistiche inglesi dell'età cronrwelliana. E si può ammettere che l'identificazione radi­catiana fra stato di natura innocente, in cui non esistevano tuo o mio, ed originario insegnamento del Cristo o comunità apostolica primitiva, pre­senti somiglianze esteriori con l'antinoxnianismo od altre posizioni settarie e radicalistiche del protestantesimo del Cinque e Seicento. Ma per rimpian­gere l'età aurea, in cui non esistevano né proprietà privata, né differenze sociali, né ambiziose gare di onori e di ricchezze, il nostro Piemontese non aveva gran Bisogno di conoscere le sette protestanti di cinquanta o cento anni avanti. Bastava che si ricordasse i latinucci imparati da ragazzo, od al più VAminta del Tasso, e che a questi ricordi classici aggiungesse quanto aveva letto sui libri dei missionari e viaggiatori francesi dell'età del Re Sole, intorno agli innocenti costumi dei selvaggi, dei Cinesi, e via discor­rendo. Giacché lo stato di natura da lui vagheggiato non è si badi bene il Regno dei Santi del radicalismo protestante, cioè mito a carattere mora­listico e cristocentrico, con fortissime accentuazioni escatologiche, sibbene età dell'oro di stampo classico, cioè età di originaria innocenza, anteriore
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