Rassegna storica del Risorgimento
ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno
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1954
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pagina
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803
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Dai libertini agli illuministi 803
proprie aspirazioni. E trae probabilmente tutte le conseguenze di questa ammirazione, non esclusa un'adesione vera e propria, se non alla teologia riformata, dalla quale il suo spirito era pur sempre lontano* alle istituzioni ecclesiastiche della repubblica di Olanda.
Anche il Venturi, infatti, riporta più testimonianze di contemporanei, secondo le quali il Piemontese sarebbe morto all'Aia con i conforti religiosi di un sage et habile ministro del culto riformato e addirittura sconfessando le più scandalose delle proprie idee. Benché avverta, d'altra parte, come questa circostanza della ritrattazione in articolo mortis abbia un pò* troppo l'aria di una storiella edificante, per non destare più di un sospetto sulla propria autenticità. Noi, viceversa, pure lasciando da parte l'autenticità o meno della storiella della ritrattazione in articolo mortis, inclineremmo a mettere queste testimonianze sulla morte del Radicati a riscontro con quell'elogio dei saggi magistrati d'Olanda e del sistema ecclesiastico da essi introdotto, che si trova, come si è visto, nella chiusa dell'//istoire de la profession sacerdotale, pubblicata dal nostro alla vigilia medesima della propria scomparsa. Che tale elogio, invero, é troppo in linea con tutta una tradizione di sinistra della pubblicistica protestante, risalente sino all'arminianesimo del Grozio e in fondo, allo stesso Spinoza, perchè non possa essere stato scritto in piena sincerità dal Radicati. In quale paese mai, più che in Olanda, egli poteva vedere al tempo suo i ministri del culto privati di ogni potere politico od economico, in quella guisa, appunto, che egli aveva raccomandato invano a Vittorio Amedeo? In quale paese la Chiesa era più spoglia di fasto e di ambizioni, o più ampia era la libertà accordata ad ogni fede e ad ogni pensiero? Senza tradir per nulla i propri convincimenti politici, ed anzi in un certo senso confermandoli, l'esule travagliato poteva benissimo dare la propria adesione ad un tal regime di rapporti fra Stato e Chiesa, facendosi calvinista, più o meno nella guisa e con le intenzioni, con cui doveva rifarsi tale, qualche decennio più tardi, il solito fratel suo spirituale Gian Giacomo. E terminare la vita con un pastore accanto, non solo sage et habile, ma presumibilmente nutrito anch'cgli di quel liberalismo eilluminato , che era un po' la filosofia ufficiale del repubblicanesimo neerlandese.
Per terminare, infine, ci sarebbe tutta una discussioncella da sollevare, a proposito della fortuna e dell'eredità ideale del conte di Passerano. È senz'altro esatta l'affermazione del Venturi, secondo cui del Radicati si sarebbe ben presto cessato di parlare nello stesso Piemonte natio. Un confronto, però, fra il Radicati e l'Alfieri s'impone con forza irresistibile, pensando soltanto alla presenza nell'uno e nell'altro di un cosi straordinario impasto di machiavellismo li berti n esco e di anarchica sete di sconfinata libertà ed innocente quiete, di plutarchisroo e polemiche anticlericali o miti dei legislatori-impostori. Se l'idillio dell'Abele può ricordare vagamente qualcosa dello stato di natura del Radicati, un paio di versi del canto II dciVEtruria vendicata riprende, sia pure quanto mai di sfuggita e con significato precisamente opposto a quello del Parallelo radicatiano, il motivo del confronto fra Licurgo e Gesù Cristo. E come la distinzione alfieriana fra dogmi cattolici politicamente innocui e dogmi politicamente nocivi- può rammentare qualcosa delle polemiche del Radicati, così, quest'ultimo, quando al termine della Histoire de la profesr sion sacerdotale ancienne et modùrne, si domanda che cosa si dovrebbe sostituire alla religione rivelata, allorché si fosse compiuto il voto degli spiriti