Rassegna storica del Risorgimento
ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno
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1954
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pagina
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804
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804 Giorgio Spini - Franco Venturi
forti, non essendovi la possibilità di conservare la società umana senza il timore religioso, sembra anticipare un pò1 la satira alfieriana sull'irrcligio" ncrìa e la polemica contro il Voltaire. Clic l'Alfieri abbia letto alcunché del Radicati è cosa di cui non si ba la minima prova, per quanto almeno ce ne consti. Ma certe coincidenze fra questi due Piemontesi, distanti l'uno dall'altro più di mezzo secolo, lasciano ugualmente pensosi: anzi, tanto più pensosi quanto mcn convinti che l'uno abbia avuto conoscenza diretta del pensiero dell'altro. Non bisognerà* dunque, parlare di un clima ideologico perpetua 11 tesi, sia pure attraverso tante e tanto differenti vicende storiche, in taluni ambienti almeno dell'aristocrazia subalpina? Anche questo sarebbe pure, a suo modo, un'indiretta conferma del carattere prevalentemente franco-piemontese e cattolico, anziché protestante, del nucleo fondamentale del pensiero del Radicati...
Ma è ovvio che, con questo, si entrerebbe in un ordine di discussioni, il quale supererebbe d'assai così i limiti della recensione, come le forze del recensore. Converrà, dunque, porre fine a questo ormai troppo lungo discorso e congedarci da questo affascinante volume, con quella stessa caldissima ammirazione, con cui ne parlavamo dianzi, agli inizi del nostro scritto.
GIORGIO SFINÌ
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Di fronte all'esame che Giorgio Spini ha fatto del mio Radicati non ci sarebbe da rispondere che con una parola sola: grazie, un grazie diretto allo studioso così come all'amico. Ma come non cogliere l'occasione, offertami dal direttore della Rassegna e dall'autore della recensione, di parlare della storia delle idee religiose e politiche con chi è l'autore di quel libro rivelatore che si intitola Alla ricerca dei libertini e di tante altre opere fondamentali? Troppo grande è il piacere di discutere con Spini sul passaggio dal Sei al Settecento e sulla crisi della coscienza europea per lasciarsi arrestare dal ritegno che naturalmente mi vien suggerito quando leggo le parole con cui egli ha voluto presentare il mio saggio. Lasciando, insomma, da parte riserbo e modestia (a condizione che Spini faccia in cuor suo onorevole ammenda della professione di incompetenza, che tanto ingiustamente ha voluto compiere) cerchiamo di approfondire insieme quei punti, piccoli e grandi che siano, i quali possono servire a meglio penetrare nello animo del conte di Passerauo e a meglio intendere l'età in cui egli visse 0 pensò.
Nella vivacissima ricostruzione che Spini ci ha dato delle stratificazioni geologiche che si riscontrano nella cultura del primo illuminista della Penisola, una sola differenza di valutazione rimane, quella che riguarda il peso e valore dell'elemento protestante nella formazione e nella mentalità di Radicati.
Per tutti gli altri filoni che Spini distingue ed analizza, non posso infatti che concordare con lui, anche se accentuerei un po' meno le differenze tra la cultura del conte di Passerauo e quella dei pionieri dell'illu-