Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <807>
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Dai libertini agli illuministi 807
di quel che non possa apparire a prima vista. L'importanza dei reggimenti stranieri nelle monarchie d'antico regime per la diffusione delle idee o, se si vuole, delle mode del nascente secolo dei lumi è un terreno non ancora abbastanza studiato, pur essendo degno di esserlo. È un filone di cosmopo­litismo che varrebbe la pena di seguire fino in fondo. Non saranno, forse, proprio questi reggimenti stranieri, anche in Piemonte, ad aprire le prime legger Né si può dire che ciò non fosse destinato ad avere un certo peso nella società che circondava i militari stranieri, società che era, probabil­mente, meno distante da loro di quanto si possa pensare.
Anche quell'elemento protestante , che mi sembra di poter vedere nel giovane Radicati, va dunque inquadrato nella generale ideologia della guerra di successione di Spagna. E fu un'ideologia di notevole efficacia storica. La lotta contro Luigi XTV è la premessa necessaria alla nascita dell'illumi­nismo. Senza di essa non si spiega, ad esempio, la diffusione sul continente del nascente deismo inglese. La coalizione contro la Francia fu influenzata dalle idee che stavano allora maturando in Olanda e in Inghilterra. Anche i paesi cattolici, come l'Austria e il Piemonte, non mancarono di risentirne. E d'altra parte, vi fu in Inghilterra e in Olanda un riacutizzarsi dell'inte­resse per le lotte giurisdizionali e anticuriali dei paesi cattolici. Le lotte contro Roma, puramente politiche e finanziarie che fossero, non poterono non colorarsi di elementi che venivano dai paesi protestanti alleati. Vogliamo fare un esempio? La fama del principe Eugenio nel mondo protestante e, d'altra parte, l'atteggiamento del prìncipe Eugenio stesso rispetto ai pro­blemi religiosi (non bisognerà dimenticare che John Toland gli dedica uno dei suoi libri e che il principe non era del tutto insensibile alla e miscredenza del secolo nuovo).
Tutto ciò non deve, naturalmente, sminuire l'interesse delle osservazioni di Spini sulle origini nostrane, controriformiste, di alcuni elementi della cultura italiana del principio del Settecento e, in particolare, di Radicati stesso. Tuttavia non credo si debba troppo accentuare questo aspetto del problema. Prendiamo, ad esempio, la questione del quietismo. La crono­logia è qui un ostacolo per vedere un legame diretto tra gli elementi quie­tistici piemontesi e il conte di Passerano. Non credo si possa escludere una influenza degli ugonotti immigrati in Piemonte perchè questi erano parti­colarmente attivi alla fine del Seicento e sottolineare contemporaneamente un elemento quietistico che è cronologicamente perfino anteriore. Ci tro­viamo d'altra parte di fronte ad un vero e proprio silenzio della documen­tazione. Nelle numerosissime carte d'archivio che riguardano i conflitti tra Roma e Torino all'epoca di Vittorio Amedeo II, troviamo abbondanti rife­rimenti al giansenismo, agli appellanti, vediamo i frati ed i preti che par­lano d'un pericolo, sia pure immaginario, di eresia protestante. Ma non mi è accaduto di trovar traccia di un'influenza quietistica. Sembra un problema non sentito e non vivo. E la ragione di questa assenza mi pare evidente: il protestantesimo, il giansenismo, ecc., potevano venir a far parte della mentalità politica, anticuriale del Piemonte. H quietismo restava una ten­denza puramente teologica. I Piemontesi potevano cercare uno strumento d'azione o un mito in Enrico Vili. Che cosa potevano farsene delle fan­tasie religiose di Madame de Guyon? Con questo, naturalmente, non intendo negare l'interesse del filone quietistico che, come abbiamo visto, trova per-