Rassegna storica del Risorgimento

ILLUMINISMO ; LIBERTINI ; RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1954>   pagina <808>
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808 Giorgio Spini Franco Venturi
fino un riferimento nello scritto polemico del consortile di Radicati contro il nostro conte di Passerano. Ma volendo capire gli clementi politaci della ideologia di quest'ultimo, non credo che la via del quietismo possa essere fruttuosa.
Un discorso a parte dev'esser fatto, credo, per quanto riguarda Pan-tinomismo e gli elementi eretici, nel senso cantimoriano della parola, che mi era parso di poter vedere nel pensiero di Radicati. Qui non si tratta più del Piemonte, ma dell'Inghilterra. Radicati a queste cose non pensò a Torino, ma a Londra e ad Amsterdam. Mi par difficile poter escludere un legame con queste eresie nel periodo ultimo delta sua vita. Egli vi giunge attraverso il deismo, ma questa è precisamente la strada maestra attraverso la quale queste idee d'origine cinquecentesca riaffiorano nel Settecento. 11 legame tra il deismo e queste eresie è un fatto noto. Basta guardare, tanto per fare un esempio, il catalogo della biblioteca di Collins, conservato al British Museum: e impressionante constatare quale fosse la cultura del crea­tore del libero pensiero su tutto quanto riguardava le sette della rivo­luzione puritana ed in genere il mondo dell'eterodossia protestante. Toland è tutto pervaso di questi elementi. Non a caso egli diviene l'editore di Har-ringtou, tanto per non citare che un solo caso della sua multiforme atti­vità. Radicati, con la sua divorante curiosità, non potè non tendere l'orec­chio e sentire le voci che venivano dal Cinque e dal Seicento. Abbiamo comunque una prova precisa della curiosità e dell'interesse che suscitarono in lui gli elementi del mondo delle sètte sopravvivente nel Settecento inglese. Può darsi che non abbia sentito parlare dei Ranters e della Family of Love. Ma quando dovette scegliere uno pseudonimo ed un portavoce per i suoi pamphlets ricorse a quell'Ehvall, che è uno dei più strani e caratteristici quaccheri eterodossi, sabatariani, intrisi di pensiero deistico della Londra di Giorgio II. Nella sua larga conoscenza degli scritti di Toland, Collins, Tindal, ecc., Radicati dimostra un particolare interesse per gli elementi pri-mitivistici, esseniani, millenaristi, che potè ritrovare nel fondo degli scritti di questi autori. Moshcim aveva polemizzato a sufficienza con questi deisti inglesi per riconoscere con esattezza e con fiuto storico queste correnti, quando le ritrovò nelle pagine del nostro Radicati.
Non mi resta che ringraziare ancora una volta Spini per le suggestioni con cui egli vuole terminare la sua recensione, riguardanti i rapporti di Radicati con l'Olanda e la permanenza, più o meno sotterranea, di alcuni atteggiamenti radicatiani nel Piemonte del Settecento e in Alfieri. È questo un campo in cui ancora molto resta da fare e nessuno meglio di Spini potrà contribuire a darci un quadro di quel passaggio e di quella contrap­posizione tra libertinismo e illuminismo, che resta uno dei problemi storicamente più appassionanti della vita intellettuale italiana ed europea.
FRANCO VENTURI