Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; DIPLOMAZIA ; ROSSELLI NELLO ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1954
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pagina
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811
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Etica e politica nella storia diplomatica 811
del '21, fornendo una prova assolutamente inaspettata della fragile organizzazione militare e della deficiente coesione interna dello Stato sabaudo, lo aveva risospinto, in quella gerarchia degli stati indipendenti a uno degli ultimi posti, se non addirittura fuori di essa, per via dell'umiliante ma necessaria occupazione straniera cui aveva dovuto piegarsi e ancora soggiaceva, p. 262), l'ammissione che la restaurazionereazione incominciò non nel 1815, ma nel 1823 (p. 289) e che l'indipendenza, almeno nella coscienza di tanti contemporanei,.era un prius rispetto alla libertà (Nulla e nessuno, ormai, avrebbe potuto impedire che la reazione, già da quasi due anni imperante a Torino, seguisse indisturbata la sua traiettoria; anche perchè coloro che, nelle sfere di governo, erano notoriamente inclini a un ben diverso sistema, ritenevano, nel loro patriottismo talvolta un po' ombroso e angusto, che fosce meglio seguitare nei metodi della reazione, se questi potevano contribuire ad assicurare il massimo di autonomia alla politica sarda, che non inoltrarsi nella via delle riforme sotto l'incoraggiamento o la spinta, che avrebbero potuto anche trasformarsi in controllo e in tutela, di questa o quella potenza straniera, pp. 284-285), l'accenno alla giustamente vantata impresa di Tripoli (p. 343), l'afférmazione del peso indiscutibile del Piemonte per decidere della pace o della guerra generale in Europa (p. 472), il severo giudizio sui moti dell'Italia centrale tramontati nel ridicolo (p. 475), la svalutazione implicita della lettera di Mazzini a Carlo Alberto (p. 186), le lodi all'attività di Carlo Alberto nei primi tempi (pp. 486-488 e 527: poteva andar fiero del suo primo anno di regno), la giustificazione finanche della repressione della Giovine Italia (p. 546), pur col lamento circa i sistemi e i limiti di una reazione così evidentemente sproporzionata alle colpe effettive degl'imputati. Persino nei riguardi dei moti di Savoia tanto s'immedesima il Rosselli col punto di vista della corte di Torino da qualificarne legittima (p. 574) la reazione diplomatica e da asserire che nessuna attenuante poteva invocarsi verso la neutrale Svizzera, che in nessun modo aveva ostacolato i preparativi notori degli sbanditi, e in nessun modo aveva proceduto contro una stampa che apertamente prendeva le parti del movimento rivoluzionario (p. 573).
Non ne trarremo sicuramente l'illazione che il Rosselli avesse mutato talune idee, come credeva, invece, un risorgimentista subalpino che ebbe a conversare con lui durante la preparazione di questo lavoro: persino in trascurabili particolari il Rosselli tradisce la fiducia in un'Inghilterra madre di libertà anche per gli altri paesi. Cosi nell'interrogazione: che dire ... di un ministro inglese il quale 30 agosto [1822] tranquillamente scriveva non parergli la pena di morte fino allora eseguita in Piemonte " né straordinarie né molto oppressive "? (p. 232); nel lamento per l'eccessiva calma inglese nell'intervenire a favore dei condannati dei '34; nel rammarico che allora il Fostcr si fosse commosso soltanto quando fu prolungata la detenzione degli aristocratici (p. 547); nell'ammissione, con un purtroppo (p. 802), dell'esistenza della censura preventiva [sic] delle lettere indiriz-zate al Mazzini a Londra e della loro partecipazione in succosi estratti a Vienna (pp. 802-803), e ciò da parte di un governo che il Rosselli diceva avere per divisa reprimere non prevenire. Ma, postosi sul piano dei rapporti tra Stati-potenze, dell' essere alla maniera hegeliana contrapposto al dover essere, della politica se non contrapposta all'etica, certo vista