Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; DIPLOMAZIA ; ROSSELLI NELLO ; SARDEGNA (REGNO DI)
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1954
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Luigi ì ini foretti
più come forza o come ispirata a vieti ideali, elemento anch'essi detta realtà esistente e consolidatasi, il Rosselli non era nella posizione migliore per inquadrare in più soddisfacenti prospettive le proprie ricerche. Egli illustra con diligenza e, generalmente, con esattezza, gi* interessi che guidano le varie potenze, siano occasionali, siano più o meno permanenti, cioè le famose costanti, ch'egli scorge non tanto in situazioni geo-politiche quanto nelle esigenze economico-politiche. Sin dalle prime battute ci troviamo in minati la visione economico-politica come orizzonte della storia diplomatica:
Come potenza medi terranea ringhi 1 terra aveva sempre attribuito la più grande importanza al Piemonte sabaudo, da essa consideralo pedina fondamentale nel suo giuoco continentale. Fu perciò principalmente per merito inglese che il regno dì Sardegna, nelle conferenze internazionali seguite al primo e al secondo, deli-nitivo, crollo napoleonico, non solamente venne restituito nella integrità territoriale del periodo prerivoluzionario, ma ingrandito col notevolissimo e secolarmente auspicato acquisto di Genova: ciò che, mentre, gli permetteva finalmente di affermarsi come cospicua potenza marinara, valeva ad assegnargli nella penìsola italiana il rango politicamente preponderante tra i confratelli Stati indigeni. I rapporti con l'Inghilterra, tradizionale alleata e precipua fornitrice commerciale, dovevano necessariamente intensificarsi (pp. 6-7).
U Piemonte Stato-cuscinetto, possibile colonia agricola di sfruttamento con apporto di capitali, destinato a diventare il commesso viaggiatore dei prodotti inglesi nell'Europa centrale, Genova destinata a diventare il più importante emporio di smistamento del Mediterraneo occidentale senza un'adeguata attrezzatura di marina da guerra e da trasporto, sì da lasciare all'Inghilterra le linee di traffico di grande sviluppo, riservandosi il piccolo cabotaggio poco redditizio per la concorrenza esercitata dalle varie marine mediterranee: ecco ciò che giustificava l'attenzione inglese verso lo Stato sardo. All'incontro lo Stato sardo profittava di tutte le circostanze che spingevano l'Inghilterra a potenziarlo per consolidare le basi della propria indipendenza politica ed economica, della propria espansione territoriale in qualsiasi direzione, in primis nella valle del Po.
Quest'ultima la costante fondamentale della diplomazia sabauda, l'interesse permanente e principale, che il Rosselli, però, nel corso del lavoro, pare trascuri, non soffermandosi, come avrebbe potuto e dovuto, sui progètti di ingrandimento formulati di continuo nella corte di Torino. Accenna, è vero, al piano di compensi all'Austria nei Balcani con vantaggi pel Piemonte nella Penisola, poi ripreso da Cesare Balbo (p. 373): ma risaliva ben più addietro che al 1828. Nel 1831 il La Tour riproponeva, per la terza volta in quattro anni, un'eventuale cessione della Lombardia al Piemonte contro compensi all'Austria nell'Europa orientale, p. es. in Polonia. Il Rosselli pare dimentichi, talvolta, che l'ingrandimento, l'accrescersi, era la mèta ultima dei dirigenti subalpini, disposti a qualsiasi sacrificio pur di ottenerlo; ma di non grande sacrificio, com'è stato dimostrato, era per essi il baratto della Sardegna, *) sicché appare di incerto valore il commento del Rosselli
1) CO. L. Bt-'M'EHKTTi, Un progetto ili baratto dulia Sardegna durante il regno di Vittorio Amedeo ìli, in Archivio Corteo sordo, 1953: già nel 1783 contropartita del baratto il Milanese. Tale progetto fu ripreso dal Nupìono nel 1818 (cfr. L. JJULKKRKTTI, Orientamenti della polìtica estera sabauda dal 1814 al 1819, Romn. 1942) e non fu del tutto abbandonato neppure mollo più tardi (cfr. la mia recensione in Archivio storico sardo, 1954).