Rassegna storica del Risorgimento
INGHILTERRA ; DIPLOMAZIA ; ROSSELLI NELLO ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1954
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pagina
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813
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Etira e politica nella stona diplomatica 813
ai disegni vagheggiati nel 1831 dai diplomatici subalpini: Possibile però che il sovrano sabaudo sì lasciasse persuadere a cedere coatro qualsivoglia compenso la Sardegna ? (pp. 510-511). Possibilissimo, dal momento che. secondo le offerte francesi, non soltanto Milano sarebbe stata data in cambio ai Savoia, ma pure Parma a Piacenza (p. 509). Forse allora la Sardegna fu conservata al regno sabaudo dall'opposizione inglese, come, più tardi, dall'opposizione mazziniana, che non potè, invece, aver ragione nell'altro grosso baratto di Nizza e Savoia già proposto dal Thiers nel 1840, in occasione della famosa crisi d'Oriente, sulla quale il Rosselli ci dà ottime pagine. Ma in quei mesi il Piemonte era deciso alla neutralità armata, mentre già nel settembre si preparava a partecipare alla guerra, ritenuta inevitabile, a fianco di quella potenza o gruppo di potenze, che in definitiva gli assicurasse più ampi vantaggi (p. 750). U Rosselli, anche altrove, dimostra sbalordimento per la spregiudicatezza sabauda, p. es., quando Carlo Alberto condusse trattative con don Miguel per sposarlo alla cugina Filiberta, mentre predisponeva il matrimonio, poi tramontato, fra l'aborrita Maria da Gloria, regina di Portogallo e il principe Eugenio di Carignano (p. 614),
Al Rosselli riusciva chiaro l'elemento politico-economico nelle materie commerciali sulle quali si sofferma ripetutamente, si tratti della ripresa, nel 1822, riacquistata la tranquillità interna, dell'espansione marittima e della penetrazione commerciale negli scali del Mediterraneo e del Mar Nero e per" sino nei porti dell'America meridionale, col favore inglese, necessario se non altro nei riguardi delle potenze barbaresche e della Turchia (p. 291), o del prorompente sviluppo della giovane marina mercantile sabauda (p. 424), o del traffico inglese da e per l'Europa centro-meridionale attraverso Genova, o delle esportazioni di sete piemontesi in Inghilterra e di tessuti, coloniali, metalli grezzi o lavorati dall'Inghilterra in Piemonte (pp. 423-424), o del protezionismo piemontese a fondo fiscale, secondo il Rosselli particolarmente gravoso nel caso della latta (p. 425426). Ma le giustificazioni sabaude di dover proteggere nascenti industrie, almeno in tali settori, ci appaiono giustificate: la fabbrica della latta (non poteva il Rosselli saperlo) si tentava invano di impiantarla sin dalla metà del sec. XVII ! Lo zucchero richiese anche molto più tardi la protezione governativa; quanto ai cotoni, si trattava di manifatture il cui rigoglioso sviluppo caratterizza l'economia piemontese della restaurazione. Non scriverei, dunque, a questo proposito, di incurabile miope protezionismo di mi governo come quello sardo così sordo " alla voce dei nuovi tempi ", cosi tetragono nel suo assolutismo integrale ai consigli di nazioni commercialmente più sperimentate (p. 427). Non si trattava affatto di un partito preso da parte piemontese: di fatti, nel '26, il dazio sui cereali in transito fu ridotto a e all'inasprimento del '30 succede la fase quasi liberi-stica di Carlo Alberto (il Pollone era un convinto liberista, secondo il Rosselli) manifestatasi nei trattati di commercio del '38 coll'Austria, col Belgio, colla Svezia, cogli Stati Uniti desiderosi di aprirsi la via alla penetrazione politica nel Mediterraneo. Se il trattato eoll'l ngli il terra ritardò, lo si dovette al desiderio piemontese ostacolato da Londra di mantenere i diritti differenziali, cui era attaccato non a torto, se lo stesso Foster scriveva che questi
hanno gradualmente prodotto l'effetto di espellere la bandiera inglese da quasi tutti i porti di questo paese, laddove la Bandiera della Sardegna si vede dovunque e la costruzione di navi sulla costo genovese procede più attiva che mai... E da